LIBERI INSIEME

Nei secoli, Genova è stata una capitale.

Città-stato che ha fatto crescere commercio, migrazioni e culture nel Mediterraneo. Città che ha aperto l’orizzonte di nuovi mondi, e ha finanziato i grandi stati unitari dell’era moderna. Città della rivoluzione industriale fra Otto e Novecento. Città dell’innovazione tecnologica nel dopoguerra del miracolo italiano.

Oggi Genova non è capitale di nulla.

Ha perso quasi un terzo degli abitanti e degli occupati. Una burocrazia pervasiva e asfissiante frena l’economia e le piccole imprese, allontana gli investitori, comprime la libera iniziativa e le occasioni di lavoro. I giovani trovano altrove migliori opportunità di vita, e si lasciano alle spalle una città ormai fra le più anziane del mondo. Popolata di genitori e nonni, spesso soli. Con poche risorse per i servizi pubblici, gestiti senza efficienza da una politica invadente e incompetente.

Eppure Genova ha straordinarie eccellenze e punti di forza, proprio nei settori trainanti dell’economia mondiale: la logistica, l’hi-tech, il turismo. Ma oggi non basta avere un porto se non si hanno efficaci infrastrutture di collegamento con l’interno. O istituti di ricerca e formazione se mancano i servizi alle persone e alle imprese. O un eccezionale patrimonio storico, artistico e ambientale se non c’è la cultura dell’accoglienza.

Per tornare grande, Genova deve liberare le sue energie. Le nostre energie. Rovesciamo la logica del potere incardinato sui partiti, che cercano un consenso “di sopravvivenza” insieme alle loro aziende amiche, ai loro consulenti, ai loro finanziatori. Premiamo il merito. Puntiamo su formazione, cultura e “saper fare”; su tutela dell’ambiente e tecnologie energetiche; su una nuova accessibilità aerea e ferroviaria; su decisioni veloci e certe dell’amministrazione pubblica, ben più costosa che nelle medie città europee.

Possiamo ritrovare le qualità “storiche” di Genova – l’intraprendenza, l’inventiva, la cultura del lavoro, lo spirito di sacrificio. Vogliamo essere liberi di imparare, di sperimentare, di intraprendere, di lavorare e realizzare. Liberi di crescere. Di costruire qui il nostro futuro lavorativo e familiare. Di ricominciare a scrivere la nostra storia e la storia di Genova.

Insieme possiamo scrivere una storia di lavoro, di industria e porto, di alta tecnologia e servizi avanzati, di navigazione e turismo, di accoglienza dei giovani migliori da ogni parte del Paese e del mondo per far rinascere l’economia.

Possiamo risanare un territorio fragile e prezioso violentato dalla speculazione. Possiamo dotarci di servizi pubblici migliori e meno cari coinvolgendo il mondo dell’economia e del lavoro. Possiamo curare i luoghi pubblici, le strade, i parchi e i giardini come quando erano il vanto della città, e renderli finalmente sicuri. Possiamo aiutare gli altri aggiungendo alle scarse risorse pubbliche il valore della solidarietà, della famiglia, del volontariato.

Siamo liberi di crederci, e sentiamo il dovere di farlo. Non rassegniamoci al declino. Rimettiamo Genova al centro dei nostri progetti, dei nostri sogni, del nostro amore.

ENRICO MUSSO

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Intervista sulla Gazzetta del Lunedì.

Vi segnalo questa intervista sulle prossime elezioni amministrative a Genova apparsa oggi sulla Gazzetta del Lunedì.

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Permessi disabili ai defunti – Genova Horror Show

Se nella filmografia di fantascienza-horror una pellicola cult che viene sempre ricordata è “Il ritorno dei morti viventi”, a Genova rischiamo di ricordare “Il ritorno dei morti guidanti“: mille e più pass disabili intestati a persone decedute e utilizzati impunemente, consentendo, oltre alla sosta nei stalli appositi, anche la sosta in divieto, la sosta oltre i limiti orari, il transito nelle corsie riservate e nelle zone pedonali e ZTL.

Una serie di facilitazioni che avrebbe un valore commerciale enorme, e non è escluso che i detentori dei permessi ne facciano anche un uso commerciale al mercato nero. Come al solito il Comune promette controlli a tappeto e task force apposite. Lo aveva già fatto nell’Ottobre 2008 (“Riflettori accesi sui pass disabili, giro di vite contro i furbetti, stiamo effettuando molti controlli incrociati”) e altre volte. Come dire, “Ora arriviamo noi!”. Ma poiché questi amministratori sono al governo personalmente da oltre 4 anni, e le forze politiche che li esprimono lo sono dal secolo scorso, questo atteggiamento da turiste svizzere appena arrivate in città è fuori luogo. Oltre tutto risulta che non si sappia neanche quanti sono. L’amministrazione ha dichiarato “Stiamo pensando al censimento dei pass disabili”. Ma lo ha dichiarato il 19/11/2008. Ci hanno pensato abbastanza? Non esiste una lista, e i controlli vengono fatti, secondo l’assessore Scidone, appostandosi nei pressi dell’auto con contrassegno e procedendo al controllo quando arriva l’autista. Con i tempi e i costi che è facile immaginare.

Ma non è più semplice annotare il rilascio del pass all’anagrafe, e revocarlo quando il titolare muore? Oppure al Comune non mandano neanche la lista dei morti?

Articolo del Secolo XIX in seguito all’intervento in Consiglio Comunale di Enrico Musso

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Le risposte di Musso a Don Farinella e Vittorio Coletti.

Lo stesso giorno Repubblica parla di me in due commenti. Uno fieramente ostile di don Paolo Farinella (scarica l’articolo), e uno in cui il prof. Vittorio Coletti mi dedica parole di stima (scarica l’articolo). Vorrei rispondere ad entrambi, cominciando doverosamente dal “critico” don Farinella.
Due precisazioni tecniche. Scrive, nel concedermi di non dubitare della mia serietà professionale, che “dal punto di vista etico è un problema il doppio incarico di senatore e docente universitario. Onestà e dirittura personale imporrebbero di fare bene un solo incarico”. In realtà è proprio così. Io sono in aspettativa dall’università, ovviamente e giustamente senza stipendio, dal giorno in cui è cominciato il mio mandato parlamentare. Non tengo corsi né faccio sostenere esami, e anzi non metto proprio piede in facoltà dal 2008. Cerco di tenermi aggiornato studiando a casa e su Internet, e partecipando a convegni, a mie spese.
Quanto al programma “di cui non parlo”: io ho presentato pubblicamente le linee guida del programma, e Repubblica mi ha intervistato su questo, ma la sintesi giornalistica menziona solo alcuni assaggi di un documento di quasi 100 pagine, frutto della “fatica civica” dei 220 che ci hanno lavorato per sei mesi.
Piuttosto, da liberale non trovo giusto che qualcuno possa dire “io, prete, vi dico perché un cattolico non può votare Musso”. E in quanto tale, titolare di un’autorità morale presso una comunità religiosa, se ne avvalga per suggerire chi i cattolici in quanto tali debbano o non debbano votare. Invece trovo legittimo che mi rivolga aspre critiche, ricorrendo in questo caso legittimamente alla sua autorità, frutto non solo del suo status, ma della sua intelligenza e cultura. Rispondo dunque nel merito delle critiche.
Ho appoggiato uno schieramento che si era dichiarato liberale, esponendo valori e proposte politiche in cui credo, e che poi però in larga misura non ha attuato. Ciò ha determinato – insieme a un’evidente questione morale che ci si ostinava a negare – la mia presa di distanza che, non dimentichiamolo, mi costerà la (altrimenti probabile) ricandidatura in Parlamento. Sarebbe questa la logica “carrierista” che mi imputa? Non ho affatto  tentato di coalizzare sul mio nome i partiti da cui ho preso le distanze. È successo il contrario: prendendo le distanze per motivi di opinione e di principio ho rinunciato a un sostegno che che era già stato annunciato.
Quanto al “che fare per i senza dimora e per i poveri?”, vorrei porre intanto un obiettivo “scandaloso”: nella nostra città nessuno, se non per sua libera scelta, dovrebbe restare privo di dimora, o non avere la possibilità di soddisfare i suoi bisogni essenziali. Nessuno. Questa è la mia personale “tolleranza zero”. Tutto il resto viene dopo. Come? Attivando in primis tutte le risorse umane e finanziarie a ciò destinabili nella sfera delle famiglie, delle associazioni, del volontariato, delle imprese. E in secundis colmando con l’intervento pubblico quanto l’eventuale egoismo privato non avrà risolto. Ma avendo sempre a cuore l’utilizzo efficiente (quale oggi non è) delle risorse pubbliche, che vanno maneggiate con assoluta onestà, trasparenza e competenza, perché provengono dalle tasche dei contribuenti, e assai più da quelle dei lavoratori dipendenti e di reddito medio.
Lo spazio non consente qui maggiori dettagli, ma sarei lieto di discuterne e di ascoltare i consigli di tutti, compresi i suoi.
Vittorio Coletti manifesta stima nei miei confronti, e mi attribuisce qualità personali e politiche sulle quali non sta ovviamente a me esprimermi. Posso solo confermare che la mia candidatura ha proprio la natura “civica” che lui auspica, e sarò felice se essa dovesse portare, se non al mio successo, a un rinnovamento dei metodi della politica: nella scelta di persone nuove, oneste, competenti e indipendenti; nella trasparenza delle scelte pubbliche, oggi così “nascoste” anche in questa città. Se poi voler rendere “meno deboli i deboli invece che più forti i forti” significa essere di sinistra, allora lo sono anche io. Ecco perché trovo ormai fuorviante questa suddivisione. Trovo questi stessi valori nella famosa “uguaglianza dei punti di partenza” della cultura liberale, che insieme alla libertà personale, al premio all’impegno e al merito attraverso una seria formazione e un trasparente confronto, all’etica delle regole e alla sistematica congiunzione del potere con la responsabilità, costituiscono l’essenza stessa, e la forza e attualità, dell’idea liberale.
ENRICO MUSSO

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Interrogazione su modalità e tempi di realizzazione del Terzo Valico Ferroviario.

Terzo Valico: occorre voltare pagina e avviare le procedure di gara richieste dall’Europa. Domani la presentazione di un’interrogazione in Senato, rivolta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli.

Guarda l’intervento.

Vai ai contenuti dell’interrogazione.

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Lo spirito di Oltremare

Nell’articolo “Parlate dei problemi veri” Massimiliano Lussana dice, in sostanza: smettetela con i minuetti sulle alleanze, le tattiche, le candidature; discutete i problemi concreti della città, le possibili soluzioni, insomma le sole cose che interessano davvero ai Genovesi. Condivido in toto. E condivido la sua perplessità sul fatto che il Secolo XIX dedichi un’apertura di pagina ad un fatto del tutto consueto e giornalisticamente irrilevante, come il fatto che due senatori – il sottoscritto e Giorgio Bornacin – che si stimano, e si vedono tutti i giorni, consumino un pasto insieme prima di recarsi alla seduta del Senato.
Condivido così tanto, che proprio due giorni prima dell’articolo in questione, la Fondazione Oltremare ha presentato le linee guida del suo progetto per Genova, con una manifestazione pubblica cui hanno partecipato circa 300 persone.

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Fincantieri: incomprensibile il piano che taglia un terzo degli organici.

In merito al piano di tagli alla capacità produttiva presentato da Fincantieri, Enrico Musso (senatore e vice segretario nazionale del Partito Liberale Italiano) ha dichiarato:

“La gravissima crisi della domanda mondiale è certamente alla base del drammatico piano di ristrutturazione presentato da FINCANTIERI. Tuttavia il 2010 ha già mostrato importanti segni di una ripresa del mercato mondiale della cantieristica, che Fincantieri sarebbe perfettamente in grado di intercettare.

A livello mondiale gli ordini di navi da crociera, ad esempio, sono stati 16 nel 2007 (8 a Fincantieri), 3 nel 2008 (2 a Fincantieri), 1 nel 2009 (a Fincantieri), e 6 nel 2010 (2 a Fincantieri). Appare sorprendente un taglio di quasi un terzo degli organici di fronte a serie prospettive di ripresa.
Inoltre stupisce la sproporzione territoriale fra i tagli, che colpiscono solo Liguria (soprattutto) e Campania, a vantaggio del Nord Est. Ammesso e non concesso che quegli stabilimenti siano più moderni ed efficienti, ci chiediamo se sia stato considerato il costo – in alternativa al piano presentato – di conseguire una maggiore efficienza negli stabilimenti “storici” di Sestri e Castellammare. Continua a leggere

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Dichiarazione di voto sul DEF 2011 (Documento di Economia e Finanza)

Signor Presidente, Onorevoli Senatori,
Il 13 aprile, quando fu presentato il Documento di Economia e Finanza, il Presidente del Consiglio ammise con un candore anche apprezzabile di non averlo letto “tutto”, però promise che lo avrebbe fatto.
Talvolta il Presidente del Consiglio non riesce a mantenere qualche promessa, e ho il sospetto che non abbia poi trovato il tempo di leggerlo. Se lo avesse letto, come ho fatto io, dalla prima all’ultima riga, credo che non gli sarebbe piaciuto, e che non avrebbe lanciato l’idea che il suo ispiratore gli succeda alla Presidenza del Consiglio.

Come è noto il DEF ha due parti di fondamentale contenuto “politico”, che dovrebbero farne il documento politicamente più importante del Governo:

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Replica al Giornale sul 25 Aprile

Caro Massimiliano
Purtroppo non ho potuto rispondere ieri (cioè il giorno stesso) alla tua “chiamata in causa”, lasciando in tal modo un giorno di un silenzio che definisci “assordante”, probabilmente proprio per l’attenzione che riservo normalmente a questi temi. Rispondo oggi. Cassinelli e Musso – scrivevi ieri – erano fisicamente presenti alla celebrazione del 25 Aprile. Perché non hanno criticato il discorso di Nando Dalla Chiesa? La ragione, per entrambi, è banale: perché (per nostra fortuna) non l’abbiamo sentito. Continua a leggere

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Intervento di Enrico Musso sulla cultura.

Presidente, Signor Ministro, Colleghi Senatori,

(1 – La cultura dei tagli)
Le scelte politiche sulla cultura in Italia hanno visto in questi anni una drammatica inversione di tendenza. Da un passato di molti sprechi, frutto di una generale tendenza all’appropriazione del denaro pubblico, e al formarsi di rendite corporative e clientelari da esso finanziate; a un presente di vacche anoressiche che, dove, senza intaccare le cause della malattia, si punta a far morire di fame il malato, portando la spesa pubblica – sprechi compresi – giù fino a un ridicolo 0,18 % sul PIL, contro il 2-2,5% di Paesi come la Francia, la Germania, il Regno Unito.
Senza contare che è alla vastità del patrimonio che dovremmo rapportare i dati. Il 75% dei tesori naturalistici e culturali del mondo. Più siti patrimonio UNESCO di qualsiasi altro paese, oltre 900. La gestione di questo patrimonio culturale è un onere, ma il calo della spesa pubblica nel settore, per il periodo 2008-2013, è calcolato di 2 miliardi e 850 milioni.

Fu un altro ministro, di un governo ben peggiore, per fortuna non italiano, a dire “quando sento la parola cultura metto mano alla pistola”. Ma qui qualcuno ha messo mano alla sciabola. Continua a leggere

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