Commissione 8 Cultura - Promozione della Città - Sport e Tempo libero - Politiche educative scolastiche giovanili
Seduta pubblica del 5 marzo 2008
Verbale
omissis
Situazione Carlo Felice.
omissis
MUSSO (GRUPPO MISTO) Chiedo scusa se il mio intervento dovesse essere viziato da qualche incompleta informazione su problemi che vanno avanti da molti anni, che prescindono talvolta dalla responsabilità dell’amministrazione oggi in carica, e anche dalla mia conoscenza approfondita dei fatti. I dati che oggi ci sono stati forniti sono ancora pochi, ma sono l’unica informazione concreta ed oggettiva che abbiamo ricevuto in quest’aula. Da una disamina molto superficiale qualche informazione interessante viene fuori. C’è uno sbilancio sui costi fissi dell’ordine dell’80%. Qualunque soggetto economico che abbia di fronte una struttura dei costi con costi fissi dell’80%, e che contemporaneamente abbia ricavi che non arrivano all’11%, ha di fronte problemi strutturali gravissimi. Quelli che sono stati efficacemente illustrati da qualcuno con il concetto: “Abbiamo la Ferrari, ma non abbiamo la benzina”. Attenzione però: la Ferrari non è solo lo splendido edificio, ma è tutto l’organico del Carlo Felice con i suoi artisti che sono sotto utilizzati rispetto alle loro potenzialità. Rispetto a quella che può essere una loro valorizzazione effettiva dal punto di vista culturale, ma anche commerciale, perché questo 80% di costi fissi da qualche parte dobbiamo “farlo rientrare”.
Certamente, un piano di impresa dovrà anche prevedere una riduzione di sprechi che molto probabilmente ci sono. Però sarebbe come dire che siccome abbiamo la Ferrari e abbiamo pochissima benzina, è fondamentale stare attenti a tarare bene il carburatore. In realtà, è molto più importante stabilire chi ci mette la benzina, e soprattutto dove vogliamo andare. Io credo che da questo punto di vista l’aumento e non il taglio della produzione, cui dovrebbe dare luogo qualunque struttura con eccesso di costi fissi, si possa pensare innanzitutto con riferimento all’intero territorio ligure, al Nord Italia e anche all’Europa. Con quello che costano oggi i voli aerei, si può pensare di rivolgersi a un turismo europeo che sia attratto “anche” dal Carlo Felice, nell’ambito di un sistema-città che complessivamente funziona dal punto di vista turistico. Vorrei sapere in quanti pacchetti turistici è inserito oggi il Carlo Felice. Quanto del turismo congressuale ed espositivo di questa città viene invitato al Carlo Felice. Vorrei sapere quanti e quali sono gli sponsor. Dai numeri sembra che le sponsorizzazioni siano assai modeste, arrivando solo a circa un milione di euro. Ma è chiaro che gli sponsor investono se c’è una redditività in termini di visibilità, e tutto questo comporta una programmazione pluriennale e di qualità internazionale, non una posizione vetero-monopolistica-territoriale che poteva andare bene per gli enti lirici di una volta. Per questo sarebbe bene ragionare in termini di sistema. Noi abbiamo “mandato giù” l’idea della Fondazione Cultura, che personalmente per molti aspetti genera qualche preoccupazione di monopolio della gestione della cultura, contrario al mio modo di pensare. Ma lo abbiamo fatto proprio per l’importanza di una logica di sistema e di concentrazione delle risorse su poche priorità ed eccellenze. Però questo sistema della cultura, nel suo complesso, mi pare che tra Fondazione Ducale da una parte e il Carlo Felice dall’altra non ci sia proprio. È intenzione di realizzarlo? Bisognerà svilupparlo: da un punto di vista meramente gestionale potrebbe essere utile cercare di coinvolgere qualche sforzo consulenziale gratuito come è stato possibile fare con Renzo Piano. Può darsi, ad esempio, che l’Università sia disponibile. Va però detta anche un’altra cosa. Se siamo d’accordo con questa impostazione, e non lo siamo da oggi, che cosa hanno fatto prima di oggi i soggetti responsabili della gestione del teatro? Come si è arrivati a questa situazione? Di chi sono le colpe? Qualcuno sarà colpevole? Anche della questione del fondo pensioni, che io conosco sia pure imperfettamente, perché qualcuno dei lavoratori oggi presenti ha avuto la cortesia di informarmene ai tempi della campagna elettorale: è possibile che nessuno paghi per questo? È possibile che si parli di una vera e propria truffa in cui molti sembrano responsabili e alla fine gli unici a pagare sono i lavoratori che ci hanno rimesso i loro soldi. Mi rendo conto che sotto questo aspetto la mia è una posizione un po’ qualunquista; però se io fossi nei loro panni pretenderei che qualcuno mi desse soddisfazione. È stato detto: attenzione, perché il teatro lirico non campa di risorse private. D’accordo. Non credo ci siano molti esempi di teatri lirici in grado di mantenersi solo con risorse private. Però qui non stiamo parlando di questo! Abbiamo quasi 27 milioni di sovvenzioni, su un budget di 32 scarsi: vuol dire l’85%. Ora, con l’85% si dovrebbe riuscire a creare un po’ di volano per riuscire a generare, con un relativamente limitato investimento privato addizionale, un ritorno culturale e commerciale di livello nazionale ed internazionale. Ci sono 27 milioni di sovvenzioni contro un milione di sponsorizzazioni. Questo è un dato che varrebbe la pena di confrontare con altri teatri di cui pensiamo funzionino meglio e che siano meglio inseriti. Non so se il rapporto sia 27 a 1, e io ho la sensazione che il nostro possa essere migliorato. C’è, ovviamente, urgenza di un piano di impresa, che spero qualcuno stia elaborando con grande urgenza. C’è bisogno di dare una prospettiva di soluzione alla questione spinosa del fondo pensioni. Quando questi due problemi saranno avviati a soluzione, ci sarà comunque bisogno di uno sforzo di governance maggiore. SI costituisca dunque una commissione speciale, perché finalmente siano riuniti allo stesso tavolo sia gli amministratori comunali, gli amministratori del teatro, i lavoratori e, per quanto possibile, gli utilizzatori del teatro. omissis |