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Sul bilancio comunale. PDF Stampa E-mail
Una lunga marcia comincia con un piccolo passo, diceva Mao. Il Comune di Genova ha approvato –due mesi e mezzo dopo l’inizio dell’anno – il bilancio preventivo 2008. Dalla giunta Vincenzi, chiamata a risanare le finanze di un ciclo precedente cui essa stessa attribuisce ogni nefandezza e rispetto alla quale proclama la “discontinuità”, ci saremmo aspettati un segnale di cambiamento.
Era, dopo tanti annunci, il primo banco di prova della “nuova stagione”. Le giunte precedenti, formate dalle stesse forze politiche e talvolta dalle stesse persone fisiche, inclusa la signora Sindaco, hanno utilizzato finanziamenti straordinari nazionali o europei. Esauriti questi, anziché contenere una spesa cresciuta senza controllo, hanno intaccato il patrimonio immobiliare pubblico, si sono indebitate a spese dei cittadini, hanno aumentato le tasse comunali (Ici e addizionale Irpef) portandole ai massimi nazionali, hanno accresciuto, per fare cassa, il gettito delle infrazioni stradali. La “tariffa igiene urbana” è divenuta una seconda Ici, che colpisce gli immobili indipendentemente dal rifiuto prodotto. Il Comune ha accumulato un debito di un miliardo e 400 milioni (2100 euro per ogni genovese, inclusi anziani, neonati e concepiti) che costa ogni anno 140 milioni fra rimborso e interessi. La giunta Vincenzi, anziché invertire la rotta, è ricorsa a ulteriore indebitamento per decine di milioni di euro, ha venduto altri immobili, ha riacquistato a caro prezzo partecipazioni in società controllate. Oggi, presentando il bilancio 2008, annuncia che mancano ancora 50 milioni, e aumenta dunque ulteriormente l’addizionale Irpef, dal precedente 4,7 per mille (quasi il massimo consentito allora) al 7 (il massimo consentito ora). Rafforza dunque la filosofia di ripianare a pie’ di lista, con le tasse, il costo di una macchina comunale che, rapportato al numero di abitanti, è molto superiore – talora più che doppio – rispetto a quello di molte altre città europee, poiché molti servizi prodotti dal Comune costano assai più, talora anche il triplo, degli stessi servizi prodotti nell’ambito privato. L’aumento delle tasse non è il segnale che la città attendeva. Sia perché oggi si pagano costi troppo alti per mantenere una macchina costosa perché male amministrata. Sia perché negli stessi giorni la stessa forza politica proclama, con Veltroni, e con ben poca credibilità, di voler fare il contrario se resterà al governo del Paese. È invece il momento di invertire davvero la rotta, abbracciando la filosofia dei partiti liberali e popolari moderni: meno tasse e spese, più efficienza e trasparenza della macchina pubblica, nell’interesse dei cittadini.