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Risposta a lettere pubblicate da Il Giornale PDF Stampa E-mail
Leggo le critiche dei signori Filippo Arvigo, Franco Lentini e Stefano Tortello alla mia decisione di mantenere l’incarico di Consigliere Comunale di Genova pur essendo nel frattempo stato eletto Senatore per il Popolo della Libertà. Sono sinceramente e profondamente dispiaciuto che secondo loro io abbia “tradito gli elettori genovesi” dando un “esempio di incoerenza e di opportunismo molto simile agli uomini della prima repubblica”; che per “avere rispetto dell’elettorato” dovrei dimostrare “onestà intellettuale e capacità di sintesi”; o che mi descrivano, cito, “tarato di esponenzialità ipersoggettive”. Sono rammaricato che uno di essi affermi che “i militanti di base del PdL” (esprimendosi a nome di tutti) sono della stessa opinione. In realtà, altri militanti di base ed esponenti del PdL si sono espressi, alcuni anche pubblicamente, a favore della mia permanenza in Consiglio. E nello stesso senso mi pare debba interpretarsi quanto pubblicamente dichiarato da Claudio Scajola quando, all’atto della presentazione dei candidati alle elezioni politiche, auspicò che il mio incarico parlamentare fosse “a tempo”, in attesa di una nuova candidatura a Sindaco di Genova nel 2012.
 
Inutile revocare illustri precedenti storici (Adamoli, che con il doppio incarico intese “mantenere un rapporto con la città e portare gli interessi della città in Parlamento”; più recentemente Alfredo Biondi e molti altri). Non intendo paragonarmi a figure di così elevata statura, ma sottolineare che, nel mio piccolo, il mio intento è esattamente lo stesso. Ribadisco, ancora una volta, che vorrei muovermi nel senso che maggiormente risponde alle attese degli elettori e del “Popolo della Libertà”, poiché a loro devo le mie candidature e le mie elezioni, sia in Comune (in quel caso con l’aggiunta di alcune forze che oggi hanno lasciato la coalizione) che in Senato. Non c’è alcun dubbio che se da loro arrivasse una voce univoca, o almeno chiaramente prevalente, sulla mia permanenza o meno nel Consiglio Comunale di Genova, mi sentirei moralmente tenuto a tenerne conto. Il che nulla ha a che vedere con la mia libertà di pensiero, che per altro quasi tutti hanno sempre rispettato e spesso anche apprezzato.
 
In ultimo, due doverosi chiarimenti “tecnici” in risposta ad altrettante critiche o preoccupazioni: mi sono permesso di richiedere lo spostamento della riunione di Consiglio Comunale al lunedì perché ciò è sempre stato concesso in tutte le precedenti occasioni in cui un consigliere comunale era contemporaneamente parlamentare (l’ultimo fu il senatore Longhi; solo dimessosi quest’ultimo il consiglio venne spostato al martedì). E che comunque ho subordinato questa richiesta – come può confermare il Presidente del Consiglio Comunale, avv. Giorgio Guerello – alla sua fattibilità organizzativa, al fatto che non comportasse costi aggiuntivi, e al fatto che gli altri consiglieri potessero convenientemente riorganizzare i loro impegni. Non a caso la richiesta traguarda comunque l’autunno, proprio per consentire questa riorganizzazione. Inoltre, poiché si paventa che il mio impegno sia irrilevante a causa della mia attività professionale e accademica, vorrei precisare che la mia attività accademica è da ora obbligatoriamente sospesa per tutta la durata del mandato parlamentare, e che la mia attività professionale, già minima prima (poiché sono universitario a tempo pieno con un carico di lavoro universitario certificato di 2.489 ore per l’ultimo anno rilevato, il 2006) si è ora chiusa del tutto, con corrispondente chiusura della mia partita IVA.
 
Vorrei esprimere, con tutto il cuore, ai signori Arvigo, Lentini e Tortello, e a tutti i lettori, che il mio dispiacere per questi loro sentimenti è profondissimo, e che queste critiche, senz’altro in buona fede, tuttavia mi feriscono profondamente poiché mi attribuiscono (talora anche sulla base di valutazioni, informazioni o presupposti non perfettamente conosciuti) intenzioni e finalità che non mi appartengono.