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Intervento in Consiglio Comunale del 20/05. PDF Stampa E-mail


Un cardine della civiltà democratica è la presunzione di innocenza fino a prova contraria, che deve valere per tutti i cittadini, inclusi i politici.  Non ci uniamo dunque a chi ha già sommariamente condannato gli indagati di questi giorni sulla base di una sorta di presunzione di colpevolezza riservata ai politici.

Non ci uniamo a chi in questi giorni riesuma le accuse di conflitti di interesse a suo tempo mosse a Lei stessa, che pure spinsero me e la quasi totalità dei consiglieri di opposizione a porLe 9 domande circostanziate, affinché potesse fugare i malesseri che quelle accuse avevano suscitato. Anche se tuttora ritengo che rispondere a quelle domande avrebbe giovato alla Sua immagine e al Suo mandato.  

Riteniamo prematuro richiedere oggi le Sue dimissioni. Speriamo che non ce ne sia bisogno. Genova non ha bisogno di un vuoto di potere e di nuove elezioni comunali.

Tuttavia poiché Ella stessa ha prefigurato gli scenari possibili ove dovessero rivelarsi fondate le accuse mosse dalla magistratura, l’argomento non può essere eluso. Ci chiediamo che cosa sarebbe successo se quanto sta accadendo avesse riguardato un sindaco e una giunta di centro destra. E ci aspettiamo che Ella si comporti come si comporterebbe in un simile frangente il sindaco di una di quelle città europee che sembravano costituire il modello di riferimento della sua “nuova stagione”.
Le accuse non riguardano infatti figure marginali o “imposte dai partiti”; ma le persone a Lei più vicine, scelte personalmente da lei per ricoprire ruoli fondamentali. In particolare il signor Francesca, che non viene dal passato ciclo amministrativo, non Le è stato imposto dai partiti, è il Suo portavoce, il Suo braccio destro e il Suo alter ego. Il Suo Richelieu, ha detto qualcuno.  

È dunque in gioco la Sua personale capacità di scegliere gli uomini da destinare al governo della città. I giuristi parlano di culpa in eligendo. Cruciale, se questi uomini neppure passano il vaglio di un voto popolare perché promossi direttamente da Lei, sulla base del Suo personale rapporto fiduciario che Lei impone a tutta la città. È in gioco la Sua capacità di formare una squadra. È in gioco la Sua capacità di governare.  

Non può perciò limitarsi a esibire scandalo e rappresentare la Sua pur comprensibile indignazione, monopolizzando il ruolo di vittima di malefatte altrui, solo perché esse danneggiano, come è ovvio, anche Lei – così come la giunta, e la sinistra tutta, e tutti i Genovesi, inclusi i tanti che non l’hanno votata.  

Non può limitarsi a dire che gli indagati, cito, “avrebbero agito per conto proprio e non dell’amministrazione”. È evidente, Signora, che chi agisce per il proprio arricchimento o interesse personale lo fa per conto proprio e non dell’amministrazione.

Lei ha voluto puntare sulla “discontinuità”, per non rendere conto all’elettorato dei modesti risultati che i partiti che La sostenevano, e pro quota Lei stessa in qualità di assessore, avevate prodotto negli anni passati. Ed è oggi indebolita da una vicenda che sembra affondare le radici nel passato ciclo amministrativo e proseguire indisturbata i suoi effetti nefasti in questo, dimostrando plasticamente la continuità.  

Lei ha voluto puntare sul rigore morale e la trasparenza come metodo, e proprio su questo metodo è indebolita da una compagine da Lei stessa nominata. Generando ancora una volta la sensazione che quell’odioso senso di superiorità morale di cui la sinistra così volentieri si ammanta sia assai poco fondato nella realtà dei fatti.  

Al contrario, è confermata la spiacevole sensazione che – in questa città in declino, da dove tanti giovani meritevoli fuggono se solo ne hanno la possibilità, e in cui l’intrapresa privata è danneggiata da una politica pervasiva e inefficiente, anche quando non corrotta – sempre più ogni occasione di lavoro debba passare per un comitato d’affari o una “vicinanza al potere”, ai partiti della sinistra, alle loro associazioni, le loro imprese vere o fasulle, le loro società di consulenza, i loro studi professionali, che detengono ogni potere a Genova da decenni. Quella vicinanza così determinante per le imprese da costituire, nella vicenda in corso, l’oggetto di una specifica “consulenza” pagata, per sua stessa ammissione, ad uno degli indagati.

Esponenti autorevoli e rispettati della sinistra si interrogano, come Stefano Zara, su, cito, “questi giovani rampanti che vogliono tutto e subito, e si strusciano contro il mondo degli affari” o confessano, come Carlo Castellano, una “preoccupante sensazione di squallore”, chiedendosi “a quale infimo livello di affari dovremo rassegnarci di fronte all’incalzare delle mazzette”.  

E a prescindere dall’esito di questa indagine, non si può rimandare una revisione profonda delle procedure di controllo all’interno dell’amministrazione, basato non già e non più sull’ennesimo gruppo di persone non elette e da Lei nominate – ne abbiamo avute abbastanza, Signora! – ma su un rafforzamento del ruolo di controllo del Consiglio. Basato su commissioni indipendenti, organi di supervisione e verifiche di congruità, così come delineavo, insieme alla coalizione che mi sostenne, nel programma elettorale del 2007. Basato su nuove modalità del sindacato ispettivo che a questo Consiglio compete.  

Più volte ho lamentato l’inutilità del ruolo svolto dai Consiglieri, che hanno pochi e limitati poteri ispettivi e li vedono sistematicamente elusi:

  • le richieste urgenti ex art. 54 sono accolte solo in minima parte, a giudizio insindacabile di un presidente espresso dalla maggioranza, con il pretesto di un tempo insufficiente per la loro trattazione (ma perché non aumentare questo tempo, o permettere all’opposizione di scegliere gli “articoli 54” prioritari?);
  • le interpellanze in aula, per lo stesso motivo o pretesto, sono rimandate per mesi, fino a risultare superate, o fino a restare inevitabilmente inevase decadendo alla fine del ciclo;
  • le interrogazioni a risposta scritta non sono quasi mai evase entro i 30 giorni dovuti, ma solo dopo reiterati solleciti, oppure mai.
 
Mentre al Parlamento nazionale, un minuto dopo avere perso le elezioni la sinistra ha chiesto a gran voce, giustamente, uno “statuto dell’opposizione” per svolgere più efficacemente il suo ruolo, qui, all’opposizione è di fatto negato il potere di controllo, che resta solo in capo alla magistratura.  

Serviranno modifiche regolamentari per potenziare il potere di controllo del Consiglio nei confronti della Giunta: Presidenza del Consiglio all’opposizione, gestione non arbitraria delle richieste ex art. 54, tempi certi nella risposta alle interpellanze e interrogazioni, sanzioni in caso di inadempienza.   

Ma tutto questo verrà. Oggi la giunta è zoppa. Lei e i Suoi assessori dedicate il Vostro tempo all’indagine in corso, e anche questo danneggia la città intera, oltre all’ennesimo disastro di immagine che scontiamo sugli organi di informazione nazionali. Per questo, Signora Sindaco, auguro a Lei e a noi che l’indagine faccia rapidamente il suo corso. Le auguro di continuare ad essere Sindaco, Sindaco di una città che possa finalmente riprendersi da un declino infinito. Ma solo se ciò avvenisse perché l’indagine si dimostrasse infondata, e non già millantando un ruolo di vittima che non Le compete. Si ricordi che mentre noi ancora attendiamo la nuova stagione, “Genova – cito – sgrana il rosario della sua lunga stagione di decadenza economica e morale”, per usare le parole del  Sole-24 Ore, che descrive una città “incapace di costruirsi un serio futuro”. Attendiamo ancora. Ma se, come ha detto un famoso scrittore “l’attesa del piacere è essa stessa piacere”, ebbene, l’attesa del declino è essa stessa declino.