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Signora Sindaco, Oggi ricorre un anno esatto dalle elezioni. Buon anniversario, e, inoltre, buon compleanno. Credo sia meglio non aggiungere “Cento di questi giorni!”. Piuttosto, Le chiedo, anche se Lei non è Lady Macbeth, A che punto è la notte? Solo pochi giorni fa, Lei ha dapprima rinnovato la fiducia ai Suoi uomini, poi ne ha congelato le dimissioni, poi le ha accettate ridistribuendo le deleghe degli assessori agli altri (un segnale di poter presto reintegrare tutti). Poi ha preso le distanze, poi si è detta pugnalata, poi ha paragonato se stessa a Gesù Cristo tradito (bisogna pur avere dei modelli, diceva Woody Allen).
Lei ha annunciato che oggi chiederà scusa alla città, e questo credo tocchi qualunque persona dall’animo sensibile. Ma avremmo preferito un “ravvedimento operoso”, cioè proposte utili a rimediare al danno. Ma i propositi che ci annuncia sono del tutto inadeguati.
Lei ha annunciato di accingersi ad affidare a una commissione di saggi l’elaborazione di un “codice etico” per porre fine a questo deprimente spettacolo.
Perché non inserire un rappresentante della ditta “Alessio Carni”? Anch’essa, infatti, ha da tempo adottato un “codice etico”: ogni commento è superfluo. E poi ho dei dubbi concettuali sul fatto che un’amministrazione comunale debba ergersi a proporre una nuova morale. Mi accontenterei del rispetto di quella morale minima contenuta in quest’altro agile codice: il Codice Penale. Se tutti gli uomini di Sua fiducia si fossero appropriati di questo, invece che di altro, ora noi non saremmo in questo casino, e non ci prospetterebbe un'altra nomina di altre persone di Sua fiducia incaricate di farci una lezione di morale. Lei ha anche annunciato un grande “rimpasto”, sostituendo diversi assessori per dare un messaggio di trasparenza e di rinnovamento. C’è della follia in questo metodo, direbbe Polonio se fosse catapultato dalla tragedia di Amleto alla commedia di Marta. Perché delle due l’una: o gli assessori rimpastandi, cioè epurandi, Le hanno dato preoccupazioni, e Lei è in possesso di elementi rilevanti al riguardo, e allora che cosa aspetta a tirarli fuori? (perché altrimenti non basterà averli dimissionati). Oppure, come noi crediamo e speriamo, gli epurandi sono tutte persone perbene, e allora è folle e ingiusto farne dei capri espiatori, e creare verso di loro una presunzione di colpevolezza solo per mettere in scena un gran movimento. Viene in mente quel famoso Regolamento “da impiegare a bordo dei legni e bastimenti della Real Marina delle Due Sicilie” in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno: All'ordine Facite Ammuina, tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa e chilli che stann' a poppa vann' a prora; chilli che stann' a dritta vann' a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann' a dritta; tutti chilli che stanno abbascio vann' coppa e chilli che stanno ncoppa vann' bascio; passann' tutti p'o stesso pertuso; chi nun tiene nient' a ffà, s' aremeni a 'cca e a 'llà. La principale differenza è che questo qui pare dimostrato essere un gustoso falso storico, mentre la Sua proposta è reale.
Lei, Signora Sindaco, con il Suo comportamento gravemente colposo sia nella scelta, sia nel mancato controllo del Suo più stretto e di alcuni altri fra i Suoi più stretti collaboratori, non solo non ha contrastato, ma ha oggettivamente favorito lo sviluppo del malaffare nell’amministrazione di Genova.
Colpisce la scelta del signor Francesca, che a quanto apprendo dai giornali collabora con Lei dai tempi della Sua Presidenza della Provincia, e poi alla direzione dell’Associazione Politico-Culturale da Lei fondata, e poi – dopo la felice parentesi del Festival dei Saperi di Pavia, dove tutt’ora non sanno dove sia finito il milione di euro gestito da Francesca – a capo della Sua campagna elettorale, e infine Suo braccio destro in Comune. A sentire oggi i commenti di tutti, molte informazioni notorie avrebbero dovuto indurLa a grande prudenza e vigilanza, e sconsigliarLa decisamente dal porlo in una posizione così importante. Lei non solo non ha usato la normale prudenza (curriculum, informazioni presso i suoi precedenti datori di lavoro), ma ha dimostrato particolare pervicacia nel collocarlo e mantenerlo al Suo fianco. Perché? Perché non ci dice perché? Perché, come non vedere niente per così tanti anni? Lei ha detto “Ho sempre saputo che Francesca non era bravo nella gestione, e infatti non gli ho mai affidato la gestione di denaro”. Non era bravo a fare le somme ma era bravo a fare le sottrazioni. Ma che senso ha? Non è accusato di aver sottratto soldi al Comune, ma di averne ricevuti in proprio da un corruttore o concusso, proprio in forza della sua posizione all’interno dell’amministrazione.
Vedete, poi in quest’aula abbiamo sentito da più parti l’ennesima invettiva contro l’antipolitica, come se fosse la causa di tutto questo. Invece ne è la conseguenza.
Sa quello che pensano molti in città? Che sono governati da una banda di malfattori. Quando lo dicono a me, io La difendo. Ma restano dell’idea che qui si sia stabilito un modus vivendi, con Lei a fare la Sindaco di tutti, dar sfogo ai vulcanici annunci della nuova stagione, prospettare modelli europei e organizzare pompose conferenze strategiche, autocelebrative quanto prive di conseguenze concrete; e con altri a gestire indisturbati i loro affari, con lei cieca e comunque inerte, in una rete di relazioni e malversazioni, finanziamenti illeciti, forse voti di scambio, forse addirittura voti mafiosi, che emergono in questi giorni dalle indagini, e legano insieme questa amministrazione con le passate, il Comune con la Regione, e altro ancora. Ma se così fosse Lei sarebbe una marionetta in mano a quella generazione della sinistra giovane e rampante che se ne fotte delle grandi e nobili battaglie dei suoi padri incantata dalle sirene della finanza e del marketing, salvo poi incontrare le sirene della polizia.
È questa la nuova stagione? Questo è l’inverno del nostro scontento. La città è indignata, Signora Sindaco. Non con questi qui, ometti, Signora, che non hanno la pretesa di cambiare il mondo ma solo il loro conto in banca. È indignata con Lei, da cui ben altro tutti ci attendevamo.
Per questo Lei dovrebbe dimettersi: per l’incapacità di conseguire risultati sul tema della trasparenza e della moralizzazione della pubblica amministrazione, e per avere sia pure involontariamente favorito risultati esattamente opposti. Autorevoli esponenti politici anche di sinistra condividono l’idea delle dimissioni (come Stefano Zara) o, come Alessandro Repetto, chiedono un cambio di passo e di efficacia nella moralizzazione della vita politica.
Crede che oggi la città la voglia ancora come Sindaco? Lei fu eletta con il 51,2% dei voti validi, e questi furono poco più del 60% degli aventi diritto. Crede che questa vicenda, e soprattutto il Suo primo, deludente, anno di mandato, riavvicinino a lei il 40% che non ha votato, e il 49% che, votando, ha scelto un altro candidato? Crede di avere ancora la fiducia della città.
Ma chi Le parla ora non è il capo dell’opposizione, né il candidato sconfitto speranzoso di trar vantaggio da Sue eventuali dimissioni.
Credo davvero che esse sarebbero l’unico sbocco possibile per contenere il danno alla città, salvare ed esaltare la Sua personale onorabilità, permetterLe di uscire a testa alta pagando i Suoi errori con il prezzo più alto, e non con scuse in saldo, e dando una lezione di come la politica possa essere davvero diversa, e davvero nuova, solo attraverso comportamenti nuovi. Sarebbe un esempio per tutti, un esempio per la città e per la politica, anche per il centro-destra, che a Genova è “pulito” se non altro per non avere mai esercitato il potere, ma che deve tenere presente la questione morale con altrettanta forza e altrettanta umiltà. Nei giorni scorsi ho usato la formula “Se fossi io al Suo posto, mi dimetterei”: un modo per non prendere le distanze, e piuttosto condividere la Sua pena e la Sua difficoltà, che è quella della città intera, anche di fronte al Paese.
Io temo che Lei non lo faccia, e disapprovo la Sua scelta. Tuttavia Le risparmierò le fin troppo facili polemiche sull’attaccamento alla poltrona. Ritengo che Lei stia sbagliando ancora una volta, ma in buona fede. E che abbia a cuore, come me, come noi tutti, il bene della città. Per questo continuiamo a impegnarci ad un’opposizione leale e forte, per il bene della nostra città.
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