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Sulla questione moschea. PDF Stampa E-mail
Credo che sia pieno diritto dei musulmani di Genova poter portare i loro figli a pregare in una moschea costruita, e non in uno scantinato. E poi, la Genova che dominò il Mediterraneo e il mondo con la forza della sua economia, politica e cultura, ha avuto moschee, accolto migranti di ogni paese e religione, e si è rafforzata economicamente e culturalmente.
Certo, non deve sfuggire che, nel mondo squassato dal terrorismo, moschee e centri islamici di città occidentali (Londra, Amburgo, Milano) hanno diffuso l’odio e la lotta armata, più che i principi del Corano. Occorrono certezze verificabili, non affermazioni di principio, sulla trasparenza delle attività religiose e culturali di una futura moschea. Non basta creare per l’occasione un’associazione formalmente distinta dall’UCOII per dimenticare che quest’ultima ha rifiutato di aderire ai principi stabiliti in questo senso dal Ministero dell’Interno.

Inoltre, occorre cercare la condivisione dei cittadini che da qualche parte dovranno convivere con gli ospiti musulmani e le loro legittime usanze. E finché non si dice dove si farà la moschea, non si possono che fare chiacchiere, nelle quali il sindaco è purtroppo maestro. Io avevo scritto di una possibile localizzazione nel porto storico, eventualmente anche su una chiatta. Vincenzi commentò ironica “io in porto voglio vedere delle navi” e non disse nulla di concreto. Un anno dopo, approda (forse) in Darsena. Benvenuta!  

E qui siamo al metodo. La mia posizione è personale, forse impopolare, ma io non l’ho cambiata secondo gli umori elettorali. Una Vincenzi ondivaga si barcamenò in campagna elettorale senza prendere impegni. Poi si sbilanciò con robusti colpi di freno, ribaditi fino a poche settimane or sono fra il plauso della Lega e di esponenti di destra e l’imbarazzo di una parte della sinistra.

Oggi, con uno dei colpi di teatro cui ci ha abituati, rovescia lo scenario. Apre l’effimera “settimana dei diritti” (che nella sua visione sono sempre i diritti di una parte; e a quando, signora Vincenzi, una settimana dei doveri, o pensa che la nostra società non ne abbia bisogno?) con l’annuncio dell’“accordo” con l’imam: la moschea si farà, dove non lo sa, ma – manco a dirlo – aprirà un tavolo. Che cosa ha detto? Niente. Il luogo? I finanziatori? La trasparenza? Boh. Sul sito del Comune il documento non c’è, e se telefoni in Comune per chiedere di vederlo l’imbarazzo si taglia con la sega elettrica.

Nel metodo, è l’ennesimo sputo in faccia ai cittadini, informati dai giornali di una scelta personale già avvenuta, così come i loro 50 rappresentanti eletti in consiglio comunale. E informati di che cosa? Il sindaco e l’imam si sono scambiati un papiro dove presumibilmente è scritto che una moschea a Genova si potrà fare. E c’era bisogno di questa messa in scena? Oppure serve per non parlare del nulla assoluto dell’amministrazione nelle manutenzioni, nella lotta al degrado, nell’illuminazione, nei trasporti? E la Fondazione Cultura, che votammo unanimi, il cui sonno genera solo concerti pop (sovvenzionati)? E il teatro lirico, che vide il sindaco promettere dal palco soluzioni miracolistiche? E le scelte per il futuro di Genova? Il tracciato della gronda? L’autoparco per il porto? Gli Erzelli? E il millantato accordo con Abertis, per celebrare il quale ci venne inflitta a Tursi la visione di un intero set di diapositive della nostra sindaco a Barcellona? Tutto infilato sotto il tappeto di pompose conferenze strategiche celebrative del nulla e di protocolli d’intesa.

Personalmente, auguro ai musulmani di Genova che la moschea si faccia, alle condizioni che ho detto prima. Ma, se fossi l’imam, non dormirei sonni tranquilli.