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Parliamo di infrastrutture... PDF Stampa E-mail
Tutti concordano sull’essenzialità dello sviluppo di nuove infrastrutture di trasporto per lo sviluppo della Regione Liguria, in particolare per tenere dietro alle prospettive di espansione dei traffici portuali, oggi di fatto bloccati (soprattutto) dalla saturazione delle infrastrutture. Negli ultimi anni i porti liguri, e in particolare il porto di Genova, sono cresciuti assai meno della sponda Nord del Mediterraneo (e in particolare dei porti spagnoli, diretti concorrenti), perdendo significative quote di mercato. Come è stato sottolineato da anni dalla comunità portuale e imprenditoriale, ogni ulteriore rinvio delle realizzazioni infrastrutturali produrrà un declino dell’economia della regione pressoché irreversibile.

L’area genovese è quella “messa peggio”, in relazione a due principali emergenze:

  • il terzo valico ferroviario dei Giovi, ancora in gran parte da finanziare;
  • il nodo autostradale genovese (e in particolare la realizzazione della gronda di Ponente, più urgente e il cui iter è più avanzato), già finanziata e da appaltare.

Vi sono poi altre esigenze rilevanti, come il raddoppio della ferrovia Finale-Andora, il completamento del raddoppio della Pontremolese (entrambe da finanziare), la SS28 del Col di Nava, il nuovo traforo del Tenda (ora finanziati). Ulteriori infrastrutture, come il c.d. “bruco” per l’inoltro automatizzato oltre Appennino dei contenitori movimentati a Voltri, possono costituire un’ulteriore valvola di sfogo per i traffici portuali.

Il Governo Prodi, soprattutto per le divisioni all’interno della coalizione, ha di fatto stoppato l’iter del “Terzo Valico”, decidendo (Aprile 2007) di posporne la realizzazione al completamento degli altri investimenti sull’alta velocità ferroviaria (quindi di fatto di molti anni). La decisione suscitò un adeguamento imbarazzato del Presidente Burlando, e una reazione altrettanto imbarazzata dell’allora candidato sindaco Marta Vincenzi, che su di esso riponeva giustamente molte speranze. Contemporaneamente, il ministro dei lavori pubblici Di Pietro annullava le concessioni in essere (nel caso del Terzo Valico, da circa 15 anni) suscitando la reazione negativa degli investitori e dell’Unione Europea. Per quanto riguarda la “Gronda di Ponente”, invece, le responsabilità sono prevalentemente locali: già finanziata alla fine degli anni Ottanta (la c.d. “bretella Voltri-Rivarolo”) venne poi accantonata dalle giunte di sinistra per l’opposizione dei comitati locali. Oggi la gronda è nuovamente finanziata (attraverso le tariffe autostradali) ma la diatriba è sul tracciato:  dopo un accordo promosso dall’allora Presidente Biasotti su un tracciato “subalveo”, poco impattante, nella fase attuale vi è un forte contrasto fra l’ipotesi di “gronda bassa” e “gronda alta”, che paralizza l’avvio della progettazione.
 
L’attuale Governo sta puntando molto sulle infrastrutture per i trasporti, l’energia (in particolare: nucleare) e l’ambiente (rifiuti). Il CIPE ha reinserito il Terzo Valico fra le infrastrutture strategiche del quinquennio (ed è quindi stato inserito nel DPEF, Allegato Infrastrutture) e godrà di finanziamenti ordinari nel corso dei prossimi anni (il sindaco Vincenzi, che aveva scommesso di tingersi i capelli in caso di realizzazione, ha annunciato che si accinge a scegliere il colore). Il Governo ha inoltre rimesso in pista la concessione al COCIV, cancellando la decisione di Di Pietro.
 
A questo punto è necessario semplificare le norme e dare certezze sui tempi di realizzazione. E così facendo accedere più facilmente alle risorse private, anche grazie alla prevista riforma del project financing (che dovrà stabilire tempi certi e sanzioni per le amministrazioni che non rispondono alle proposte; e rendere meno agevole il ricorso amministrativo e l’ottenimento di sospensive). In tal modo ci si può affidare ai privati per le opere redditizie, e concentrare le scarse risorse pubbliche sulle altre. Un’utile possibilità di finanziamento potrebbe giungere dal c.d. “extragettito” portuale, meritoriamente avviato dal Governo Prodi e confermato dal nuovo governo, che rischia però di essere poco o nulla efficace se i traffici dovessero risultare stazionari o in calo. Fondamentale, invece, ricorrere – magari nel dare corso al c.d. federalismo fiscale – ad una vera e propria autonomia finanziaria dei porti, studiando anche la compartecipazione al gettito fiscale “ordinario” (non all’extragettito) generato dai porti.
 
Per quanto riguarda la gronda di Ponente, è indispensabile che Regione e Comune (Burlando e Vincenzi) si mettano d’accordo sul tracciato (“gronda bassa” con raddoppio del viadotto Morandi, oppure “gronda media”, più costosa) affinché ANAS e Autostrade possano procedere alla progettazione esecutiva. È evidente che – avendo già incamerato il finanziamento attraverso l’aumento delle tariffe – Autostrade non ha un particolare incentivo ad accelerare i tempi, ed è quindi indispensabile che i “tempi della politica” siano tagliati rapidamente.

In questo contesto, si giudica utile l’incontro fra l’ANCI e i parlamentari liguri previsto in data odierna, proprio per sancire l’unità di intenti che sembra oggi esistere, soprattutto dopo l’emarginazione dell’ala ambientalista più massimalista della sinistra. Un accordo “trasversale” e una posizione unitaria di tutti i parlamentari liguri darà certamente forza sia a livello nazionale, in particolare in ordine ai finanziamenti, sia rispetto alle decisioni da assumere a livello locale, in particolare per tracciati e progettazioni. L’accordo potrebbe e dovrebbe estendersi anche alla riforma del project financing e dell’autonomia finanziaria dei porti, strumenti essenziali per il completamento del nuovo quadro normativo di riferimento.