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Signor Presidente, Signora Sindaco, Colleghe e Colleghi Consiglieri. L'obiettivo della proposta della Giunta di istituire un’Autorità per i Pubblici Servizi, allo scopo di monitorare la qualità dei servizi resi ai cittadini dal Comune o dalle imprese da esso incaricate, è in sé lodevole. L'istituzione dell'Autorità ricalca una pratica diffusa negli anni passati, e si pone in continuità con la precedente Giunta Pericu, quando istituì un’identica Autorità per i Servizi Pubblici (attivandone la sola sezione Trasporto Pubblico Locale, di cui ebbi l’onore di far parte), che tuttavia rimase in vita poco più di un anno. Le esperienze passate dimostrano che perché queste Autorità siano efficaci sono indispensabili tre elementi: - devono essere davvero indipendenti rispetto ai politici;
- devono avere al loro interno, o in subordine poter acquisire da fuori, le persone e le competenze specialistiche per rilevare e monitorare i servizi;
- devono disporre di un effettivo potere di controllo, sanzione e incentivo.
Ora, al di là delle buone intenzioni, nella proposta di delibera e di regolamento varate dalla Giunta questi elementi non ci sono. L’Autorità ha funzioni molto ampie: definire gli standard di qualità dei servizi, pubblicizzarne le condizioni di erogazione, fornire al Comune pareri su concessioni, convenzioni e contratti con le imprese fornitrici dei servizi ai cittadini, monitorarne la qualità, controllarne i prezzi e tutelare la concorrenza, tenere i rapporti con le organizzazioni dei consumatori, svolgere audizioni periodiche, condurre analisi e studi, e molto altro ancora. Ma i tre “requisiti fondamentali” mancano: - I poteri di sanzione (e corrispettivamente di incentivo) semplicemente non esistono. L’Autorità può solo, teoricamente, scovare i fornitori di servizi pubblici incaricati dal Comune che non stanno facendo il loro dovere (servizi non degli standard concordati, o a un prezzo troppo elevato, etc.). Ma non può punirli. Né, all’opposto, prevedere incentivi per stimolarne un comportamento “virtuoso”.
- Le funzioni attribuite all’Autorità, in particolare il monitoraggio sui servizi, sono molte e complesse. Richiedono analisi di dati spesso conosciuti solo dall’impresa fornitrice. In teoria l’Autorità può acquisirli (come già quella che istituì Pericu) ma non si dice come, né ci sono sanzioni per le imprese che non collaborano. E poi, il controllo richiede competenze specialistiche, di cui il Comune non dispone, e che andrebbero acquisite con nuove assunzioni, o contratti con università e altri enti di ricerca. Ma le sue finanze, ovviamente, non glielo consentono.
- L'indipendenza dai politici è una chimera. I tre membri costeranno al contribuente emolumenti complessivi pari a 2,2 volte lo stipendio del Sindaco. Come già nell’Autorità di Pericu, i candidati dovranno presentare il curriculum ed essere ascoltati dal Consiglio Comunale. Ed essere poi eletti con una maggioranza di due terzi del Consiglio. In teoria, per trovare qualcuno che piaccia sia a maggioranza che almeno a una parte dell’opposizione. Ma i partiti possono aggirare questo ostacolo con un accordo bipartisan su due nomi di maggioranza e uno di opposizione, da votare poi tutti insieme (appassionatamente).
Il rischio è quello di un costoso fallimento. Proprio mentre il vero titolare di ogni potere di controllo, e cioè il Consiglio Comunale eletto dai cittadini, è svuotato del suo potere, in particolare nei confronti della Giunta, non eletta ma nominata dal Sindaco. Il Regolamento del Consiglio non gli permette seri controlli, e, quando li prevede – interrogazioni, question time, acquisizione di documentazione, etc. – spesso non viene rispettato, perché gli assessori e talvolta lo stesso sindaco non rispondono o non forniscono le informazioni richieste. Meglio sarebbe, dunque, cominciare dal rivedere – a costo zero per il contribuente – il regolamento del Consiglio Comunale, e rimetterlo in condizione di esercitare qualche effettivo controllo, anziché delegarlo all’ennesimo ente inutile, la cui sola funzione, a parte fornire uno stipendio ai tre componenti, sarà solo l’ennesimo trionfale e costoso annuncio di una “nuova stagione” dell’amministrazione genovese.
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