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Intervento A.S. 1108 (Gelmini). PDF Stampa E-mail
 
A.S. 1108 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università".
 
In Assemblea.
 
In discussione generale: 23 ottobre 2008 (seduta ant. n. 76).
 
Signor Presidente, Signora Ministro, Onorevoli Senatrici e Senatori,  

A quanto pare, pochi argomenti toccano il cuore e la coscienza degli Italiani quanto la scuola e le norme che ne prevedono, periodicamente, sistematiche e rivoluzionarie riforme, ovvero, come in questo caso, semplici - ancorché significativi - correttivi. Guardando ai disordini di questi giorni, alle occupazioni, alle contestazioni (non sempre civili) al Ministro, e leggendo il testo del provvedimento, non ho potuto fare a meno di chiedermi: ma lo avranno letto, questi studenti in corteo, e persino questi insegnanti, il decreto che oggi è sottoposto al Senato per la conversione in legge?  
Nella migliore delle ipotesi, infatti, si fa molta confusione fra il decreto oggi in esame, un insieme di norme che introducono correttivi puntuali in alcuni aspetti dell'organizzazione scolastica, e il Decreto Legge 112, approvato in estate per cominciare a far quadrare i conti pubblici dopo qualche decennio di colpevoli sperperi. E vedo anche robuste distorsioni mediatiche. Che senso ha, ad esempio, sottolineare che la scuola primaria italiana ha una qualità che si avvicina di più agli standard internazionali di quanto non faccia la scuola secondaria italiana, quando è noto che la qualità di questa ultima è, secondo le valutazioni internazionali, disastrosa? È invece accertato che la spesa per studente elementare è molto maggiore in Italia che in tutti gli altri paesi industrializzati, con l’eccezione, pur significativa, della Finlandia.  

Vorrei quindi limitarmi ad un esame dei punti del provvedimento oggi in discussione.  

In primo luogo (art.1) l'importanza finalmente restituita alla formazione sulla cittadinanza e la costituzione, quella che un tempo chiamavamo educazione civica, e che negli ultimi anni la scuola italiana ha volutamente e colpevolmente marginalizzato.  

Non sappiamo quanto questa marginalizzazione abbia contribuito al degrado della coscienza civile e del senso di identità e di appartenenza della nostra comunità nazionale. Ma sappiamo che lo ha fatto. E ci chiediamo se una coscienza civile e un senso di identità improntati ai migliori valori della nostra storia e civiltà non ci sarebbero utili - in quest'epoca di grandi migrazioni, che richiedono accoglienza, tolleranza e capacità di integrazione pacifica - a trovare il difficile equilibrio fra un'intolleranza crescente e la passiva accettazione della cultura e dei valori altrui.  

In secondo luogo (art.2), il ritorno al voto in condotta, e alle conseguenze negative di una sua insufficienza sul curriculum dell’alunno.  

La colpevole rinuncia alla cultura del rispetto delle regole, non certo voluta dai ragazzi, ma dai loro genitori, e dai loro educatori (non sempre degni di questo nome), ha "generato mostri", favorito il bullismo e derive delinquenziali, ha infine prodotto un'inquietante tavola di disvalori morali e sociali. Ne troviamo testimonianza su Internet e YouTube, degradati da potenti e benefici strumenti di diffusione delle informazioni e dei saperi a testimoni inconsapevoli, quando non addirittura a incentivi, di questi disvalori.  

La reintroduzione dei voti al posto dei giudizi (art.3) ha una portata più limitata rispetto al recupero della coscienza civica e all'educazione al rispetto delle regole, ma ha il merito di reintrodurre chiarezza e trasparenza - nelle valutazioni stesse, e quindi nelle comunicazioni e nei comportamenti - in un contesto che attraverso i giudizi, negli anni sempre più vaghi e stereotipati, ha generato ambiguità, spesso fonte di incomprensioni o di facili giustificazioni per docenti e alunni.  

L'adozione di libri di testo on line (art.5) suscita forse qualche perplessità tecnica, sull'efficace applicazione e l'effettiva convenienza, anche al confronto con le attuali tecniche di stampa "su domanda". Ma l'intento di ridurre i costi per le famiglie è ottimo, Signora Ministro, soprattutto di fronte al comportamento di molti editori che ogni anno propongono finte "nuove edizioni" - cambiando solo, ad arte, l'ordine degli esercizi e degli argomenti - in modo da rendere inservibili i libri degli anni precedenti, anche quando di fatto identici. Adotti adeguate contromisure contro queste cattive pratiche; e consideri l'ipotesi che i libri di testo, quando o finché restano "cartacei", siano oggetto di comodato della scuola all'alunno, e siano restituiti a fine dell'anno e riutilizzati negli anni successivi.  

La norma di maggiore impatto sull'organizzazione scolastica è certamente il ritorno al maestro unico nella scuola primaria (art.4). Ma qui l'azione del Ministro è condizionata da un vincolo di natura finanziaria, che scaturisce dal punto di vista normativo dal D.L. 112/2008 convertito in legge quest'estate, ma dal punto di vista sostanziale proviene dall'indifferibile necessità di risanare, agendo in tutti i settori, una finanza pubblica massacrata da anni di sprechi dissennati, che hanno portato il paese ad avere il terzo debito pubblico del mondo e il più alto sforamento del parametro debito/PIL nell'aera Euro. 

È quindi una necessità, e non una scelta, incrementare significativamente il rapporto alunni/insegnanti, avvicinandolo peraltro a quello degli altri paesi avanzati.  

Secondo molti esperti, il ritorno ad un'unica figura di riferimento per i bambini della scuola primaria avrebbe anche effetti positivi dal punto di vista pedagogico.  

In ogni caso, il ritorno a un insegnante prevalente libera risorse umane da impiegare per estendere il tempo pieno, sempre più necessario in un'epoca dove la grande maggioranza dei bambini della scuola primaria ha entrambi i genitori (quando li ha entrambi) impegnati a tempo pieno in un'attività lavorativa.  

Signora Ministro, al di là della formulazione ampia dell'art.4, confidiamo che utilizzerà questa norma non solo per ridurre i costi, ma anche per pagare meglio gli insegnanti, investire sulla loro preparazione, incrementare il tempo pieno, preservare e se possibile migliorare la tutela dei diversamente abili attraverso gli insegnanti di sostegno, assicurare un più efficace insegnamento dell'inglese utilizzando a questo scopo gli insegnanti effetivamente portatori di questa conoscenza, anziché contare sulla generica abbondanza di insegnanti in aula.  

In conclusione, il disegno di legge in esame è un provvedimento non epocale ma importante, che corregge con pragmatismo molti eccessi degli anni passati, e recepisce col minimo danno, e forse persino volgendoli in positivo, i vincoli di risparmio provenienti da un altro provvedimento, frutto avvelenato non delle scelte di questo Governo, ma delle azioni scellerate di un'epoca ormai conclusa.   

Auguri, Signora Ministro, di poter continuare il Suo lavoro con serenità, per i difficilissimi compiti che ancora l'attendono.
 
SINTESI INTERVENTO SENATORE ENRICO MUSSO (PDL)

Il DL 137 oggi in discussione al Senato introduce importanti novità nell'organizzazione della scuola.

Ridare importanza alla formazione sui temi della cittadinanza e della costituzione - l' "educazione civica" di un tempo, che dopo il '68 la scuola italiana ha colpevolmente e consapevolmente marginalizzato - è fondamentale per ricostruire la coscienza civica dei ragazzi italiani, e un senso di identità e di appartenenza improntato ai migliori valori della nostra storia e della nostra civiltà.

Anche la reintroduzione del voto in condotta è una benefica inversione di tendenza rispetto alla colpevole rinuncia alla cultura del rispetto delle regole. Un rinuncia voluta da genitori ed educatori, che ha "generato mostri", favorito il dilagare del bullismo e derive delinquenziali, prodotto un'inquietante tavola di disvalori morali e sociali di cui internet e youtube forniscono sempre più spesso la documentazione visiva.

Infine, il ritorno al maestro unico, scelta comunque necessaria anche dal punto di vista del risanamento delle finanze pubbliche massacrate da decenni di sprechi, consentirà di liberare docenti per l'incremento del tempo pieno, indispensabile a fronte del sempre maggior numero di situazioni in cui entrambi i genitori lavorano a tempo pieno.