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A.S. 1197 "Conversione in legge del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, recante disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca". In Assemblea. In discussione generale: 27 novembre 2008 (seduta ant. n. 103).
Signor Presidente, Signora Ministro, onorevoli Senatrici e Senatori,
Questi cinque minuti valgono simbolicamente un'ora di applausi liberatori (come quelli tributati al ragionier Fantozzi quando osò dichiarare "la corazzata Potemkin è una boiata pazzesca") a chi finalmente, pur se non ancora con una riforma sistematica, osa accostare le parole università e merito, dopo molti anni di “autonomia senza responsabilità”, che ha prodotto nell’università italiana bassa qualità dell'insegnamento e della ricerca convivono con alti costi per studente, bassi stipendi ai professori, scarse risorse per la ricerca, pagati i conti dei troppi docenti, dei troppi burocrati, degli altissimi costi di funzionamento.
Applausi da chi come me per 24 anni, fino all'inizio di questa esperienza parlamentare, ha vissuto e lavorato nell'università e per l'università, studiato e insegnato in Italia e all'estero. E da tutti coloro che non ne possono più di vedere il duro lavoro e impegno di molti – e in particolare di tanti validi giovani che attendono meritate opportunità di accesso – vanificato da norme che introducono e diffondono il malcostume, a partire dal mercato dei concorsi pilotati dove non solo si sa prima chi vince, ma soprattutto si sa prima che chi vince è spesso un cretino. Poi ci si stupisce del sesso offerto in cambio di esami, da parte di studentesse e studenti che – chissà come – si fanno l'idea che con questi mezzi ci si fa strada nella vita. La produttività non è il numero dei laureati, è la loro preparazione al lavoro e alla vita. Da oggi entra nell'università italiana un principio diverso: va avanti chi merita. Quello che tutti (ora) dicono di volere, ma nessuno (mai, o almeno dal 1968) ha fatto. Va avanti chi merita, nell’assegnazione delle risorse: - le università meno efficienti (costi del personale oltre il 90%) sono punite con il temporaneo blocco delle assunzioni, e l'esclusione dal fondo straordinario per l'assunzione di ricercatori 2008 e 2009 (art.1, commi 1 e 2);
- per le altre, "virtuose", il limite del turn over, che la manovra d’estate (legge 133/2008, art. 66 c.13) pone al 20% delle risorse liberate dai pensionamenti, è elevato al 50%, cioè moltiplicato per due volte e mezzo (art. 1, c. 3);
- questa somma è destinata ai nuovi ricercatori per non meno del 60%, e agli ordinari per non più del 10%, quando in passato si sono bruciate le scarse risorse per elevare a un ordinariato spesso immeritato ricercatori e associati già reclutati con concorsi dai criteri dubbi, creando docenti mediamente scarsi (i criteri non meritocratici), vecchi (la barriera ai giovani), costosi (la progressione di ruolo), e meno motivati (il più rapido e quasi automatico completamento della carriera);
- (e infine e soprattutto) una quota crescente, a partire dal 7%, dei fondi per l'università sarà vincolata fin dal 2009 ai risultati della formazione e della ricerca di ciascuna università (l’art. 2 affida ad un prossimo cruciale decreto di recuperare il ruolo dei comitati di valutazione, CIVR e CNVSU, fino ad oggi privi di conseguenze operative e finanziarie); esistono molti punti di eccellenza nell’università italiana: la strategia deve essere quella di premiarli oggi per moltiplicarli domani.
Va avanti chi merita, nella selezione dei docenti e ricercatori: - in attesa di una vera riforma del reclutamento, alcune novità sono giustamente introdotte subito, nei concorsi già banditi (art. 1, c. 8), col rischio di qualche ricorso (mai come in questo caso emblema di una resistenza dei vecchi interessi corporativi) ma impedendo che il numero impressionante di posti oggi a concorso sia gestito secondo le regole attuali;
- le commissioni saranno (art. 1, cc. 4-5) di soli ordinari (salvo eventualmente i membri interni) e sorteggiati anziché eletti; con due vantaggi:
- o si escludono professori associati e ricercatori, ricattabili perché in attesa di completare la loro carriera, e si recide l'assurdo groviglio che oggi permette a un candidato in un concorso “X” di sedere contemporaneamente a fianco dei suoi stessi giudici nella commissione di un altro concorso “Y”;
- o il sorteggio eliminerebbe le campagne elettorali dei “baroni” con cui vengono manipolate le commissioni e pilotati i risultati. Purtroppo – e questo appare un neo del provvedimento – il sorteggio non è “secco”, ma attinge ad una più ampia lista di sorteggiabili che è invece eletta, reintroducendo così il difetto da eliminare (tra l’altro con mostruose complicazioni applicative).
- infine, un decreto (art. 1, c. 7) stabilirà in dettaglio i parametri internazionali con cui valutare, per titoli e pubblicazioni, i candidati ricercatori. Parametri noti e applicati da anni in tutto il mondo: se saranno introdotti sul serio in Italia, non solo innalzeranno la qualità del reclutamento, della docenza e della ricerca, ma daranno finalmente speranze a chi si impegna e produce pubblicazioni oggettivamente importanti, ed è oggi alla merce di commissioni combinate capaci di preferire candidati mediocri dalle qualità spesso inconfessabili.
Va avanti chi merita (un pochino di più, troppo poco di più, in verità) fra gli studenti, con nuove risorse previste (art. 3) per borse di studio (135 milioni) e alloggi universitari (65 milioni): cifre modeste ma nella giusta direzione, non solo di favorire il diritto allo studio dei più meritevoli, come postula la Costituzione, ma anche di favorire la mobilità geografica degli studenti, oggi molto minore che in altri paesi, premessa sociale e culturale per una concorrenza virtuosa fra università di città diverse basata sull’offerta di insegnamento eccellente e prospettive di lavoro; e non, com’è oggi, per una concorrenza al ribasso fra facoltà di uno stesso ateneo basata sulla promessa di studi facili, voti alti, titoli inutili. Una mobilità oggi limitata a chi se la può permettere (come del resto la cruciale mobilità Erasmus, oggi strozzata da borse risibili). Che insieme a tasse sempre più alte, e soprattutto a un insegnamento che non forma davvero le ragazze e i ragazzi e non apre vere opportunità per il futuro, hanno fatto fino ad oggi dell’università, al contrario di come dovrebbe essere, un ostacolo all'uguaglianza delle opportunità e un grave fardello per la crescita culturale, civile ed economica del Paese. |