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Risposta ad Aleandro Longhi. PDF Stampa E-mail
Leggo incredulo il commento inviato dal signor Aleandro Longhi - "della Direzione Nazionale del PdCI Già Parlamentare e componente di Commissione d'Inchiesta" - a proposito del giro da me effettuato alcune settimane or sono al seguito di una pattuglia del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Genova.
 
Il signor Longhi - "della Direzione Nazionale del PdCI Già Parlamentare e componente di Commissione d'Inchiesta" - critica aspramente il fatto che (chiedendo ovviamente l'autorizzazione ai militari dell'Arma) abbia trascorso una parte di una notte, che avrei potuto destinare al riposo, al giro in questione, al fine di rendermi conto di persona della situazione della sicurezza pubblica nella città capoluogo del territorio che rappresento al Senato della Repubblica, e di cui sono anche consigliere comunale. L'ispezione diretta e personale di alcuni luoghi e fatti significativi, il colloquio con i militari che operano sulla strada e con chi li dirige, vertente sulle loro modalità di intervento, le risorse a loro disposizione, le loro esigenze e necessità, sono stati utilissimi ai fini di una mia più consapevole azione di amministratore e legislatore, a tutela delle forze dell'ordine e nell'interesse della collettività che esse difendono.
Il signor Longhi - "della Direzione Nazionale del PdCI Già Parlamentare e componente di Commissione d'Inchiesta" - è ovviamente liberissimo di ritenere il contrario. Non può invece accostarmi in modo falso e scorretto a un comportamento chiaramente illecito come fu quello di Gustavo Selva, che usò per fini squisitamente privati (uno spostamento rapido nel traffico cittadino) un mezzo destinato ad un servizio pubblico, un'autoambulanza, millantando un inesistente malore. Accostare il mio comportamento a quello che fu, a differenza del mio, un comportamento palesemente illecito o immorale è probabilmente un reato. Se il signor Longhi - "della Direzione eccetera eccetera" - riterrà di reiterarlo, lo denuncerò.
 
Per quanto riguarda il "compiaciuto imbarazzo" che mi viene attribuito, si tratta, come è chiarissimo nell'articolo, di una libera interpretazione del cronista, alla cui pazienza rinvio il signor Longhi - "della Direzione bla bla bla" - e gli altri perditempo. Io mi sono limitato a non rilasciargli alcun commento quando mi ha contattato, così come mi ero impegnato a fare con i militari dell'Arma. Se fossi stato "compiaciuto" avrei dato io stesso notizia alla stampa, cosa che invece non feci.
 
Anche il collegamento fra il giro a bordo dell'auto dei CC e la mia attività nella Commissione Parlamentare Antimafia è una libera considerazione del giornalista, ovviamente rispettabile, ma in alcun modo riconducibile al mio pensiero. Anche questo è evidente dalla lettura del testo cui si riferisce il signor Longhi - "della Direzione Nazionale del PdCI Già Parlamentare e componente di Commissione d'Inchiesta". Nel suo stesso interesse, dunque, lo invito a leggere con maggiore attenzione prima di lanciare attacchi e polemiche strumentali.
 
Assurdo infine paventare che avrei potuto intralciare il servizio dei militari qualora avessero proceduto all'arresto di un malvivente, poiché avrebbero avuto difficoltà ad ospitarlo sulla stessa panchetta posteriore dove sedevo io. E' evidente, per qualunque persona intelligente e in buona fede, che in tal caso avrei ceduto il posto e sarei tornato a casa con un mezzo pubblico o un taxi. Infine, sono commosso all'idea che il signor Longhi - "della Direzione Nazionale del PdCI Già Parlamentare e componente di Commissione d'Inchiesta" - si sia preoccupato all'idea che mi sarei potuto trovare nel mezzo di un conflitto a fuoco. Ma si tranquillizzi. Nella peggiore delle ipotesi sarei morto, e ci sarebbe stato almeno un lato positivo: non avrei dovuto leggere la sua lettera e perdere tempo a rispondergli. Vedo già i titoli: "Inconsolabili la vedova e soprattutto un ex senatore comunista che ora non sa più con chi prendersela".   
 
Enrico Musso