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A.S. 10 "Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l'accanimento terapeutico, nonché in materia di cure palliative e di terapia del dolore".
In Assemblea.
in discussione congiunta con: S.51, S.136, S.285, S.483, S.800, S.281, S.994, S.972, S.1095, S.1188, S.1323, S.1368, S.1363. In discussione generale: 19 marzo 2009 (seduta ant. n. 176).
Signor presidente, signor relatore, signora rappresentante del Governo, colleghi senatori,
da persona che da poco ha cominciato la propria esperienza politica, sento più di altri di stare vivendo un momento importante per il nostro Paese.
Chiamato a pronunciarmi su un tema di cui ignoro però gli aspetti tecnici, ed essendo di professione un ricercatore, affronto l'argomento studiando e ascoltando quelli che "sanno": medici, in primis, e costituzionalisti. E ho letto e ascoltato posizioni scientificamente contrastanti, talora addirittura contrapposte, molte delle quali autorevolmente e credibilmente documentate.
Devo allora fare ricorso - più che alla tecnica - alla mia sensibilità, che tuttavia potrebbe essere più vicina a quella comune di quella di chi siede da molti anni in quest'aula.
E questa mi dice che, prima di tutto, è giusto che una legge ci sia, di fronte agli effetti collaterali che lo straordinario progresso della scienza medica ha prodotto in questi anni. L'assenza di una legge ha prodotto la traballante volontaria giurisdizione del caso Englaro, sostitutiva appunto di una funzione legislativa mancante. E, d'altra parte, sono contrario alle zone grigie teorizzate da alcuni, perché queste richiedono un'alta capacità dei medici e un contesto di amore familiare che rischiano oggi di essere più l'eccezione che la norma.
E, quanto al giudizio politico, credo, continuo a credere, nella libertà individuale, temperata dal superiore interesse collettivo, residualmente e ove esista un interesse collettivo. Credo dunque nella libertà di ciascuno di scegliere secondo i propri valori, la propria coscienza, ed eventualmente la propria fede, a quali condizioni vivere e a quali condizioni morire.
In questo, mi spingo forse lontano dalle pur diverse visioni del problema che in quest'aula sono state espresse e hanno dato luogo a disegni di legge.
Non mi sfugge che il confine della libertà individuale è, ed è giusto che sia, quello oltre il quale si lede il diritto di qualcun altro, o addirittura il bene della comunità cui l'individuo appartiene.
Ma qui, che cosa viene leso? L'interesse alla buona salute di un'intera comunità è sì un interesse collettivo, per salvaguardare il patrimonio dei rapporti sociali e persino economici. Ma la posizione di un singolo individuo nell'alternativa fra la vita vegetativa e la morte non ha a che fare con l'interesse collettivo. La sopravvivenza in queste condizioni non giova alla collettività più di quanto possa nuocere al malato che non la desideri. Persino - scusate il cinismo - dal punto di vista della migliore destinazione delle risorse per la sanità pubblica, che sappiamo drammaticamente limitate.
La tutela della salute è un diritto dell'individuo, non un interesse collettivo. E la libertà individuale è una delle radici della società europea quanto il patrimonio dei valori cristiani che non verrebbero certo disconosciuti, permanendo la libertà di ciascuno di vedere tutelato il proprio diritto a vivere, o a sopravvivere, anche in condizioni estreme. Ma il diritto, appunto, non il dovere.
In questa posizione ha pesato, certo, anche una dolorosa esperienza personale. Non auguro a nessuno di quelli che voteranno a favore di dover assistere una persona cara che affronta il progressivo degrado del corpo, della mente e della dignità di fronte a una malattia incurabile.
Ma il punto è un altro: abbiamo il diritto o il dovere di vivere? Abbiamo noi il diritto inviolabile alla vita o altri il diritto di obbligarci a vivere, in qualunque condizione? Personalmente sento un dovere di vivere, ma penso di non avere il diritto di imporre agli altri questa mia visione.
Credo che non voterò questo disegno di legge, anche se ciò dipende in teoria da se e come sarà emendato.
Ma, proprio per questo, consentitemi di esprimere il mio forte disagio rispetto alle strumentalizzazioni politiche cui ho assistito incredulo, cui potenzialmente persino questo mio intervento offre il fianco, esponendo il mio gruppo politico al rischio di ulteriori strumentalizzazioni.
Questo argomento doveva essere affrontato dal Parlamento con preciso riferimento alla coscienza individuale, morale e politica di ciascun rappresentante. Non con lo scontro fra le parti. Ringrazio il vertice del mio gruppo, e il leader del Popolo della Libertà Silvio Berlusconi, che ancora ieri ha ribadito questa libertà di coscienza, con il limite, che condivido, di dichiarare apertamente il proprio orientamento, come io sto appunto facendo, con responsabilità e senza "imboscate" sui voti segreti. Per questo, per evitare ulteriori strumentalizzazioni, non voterò contro questa legge (né mi asterrò, poiché avrebbe effetti equivalenti). Farò invece il possibile per migliorarla in sede di emendamenti, e poi - se, come prevedo, non vi sarò riuscito - non parteciperò alla votazione finale.
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