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Caso Iride, il Comune danneggia i Genovesi e viola leggi e sentenze. |
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La fusione Iride-Enìa, per come si sta configurando, è gravemente lesiva dei diritti e degli interessi economici dei cittadini-consumatori, determinerà aumenti delle tariffe e gravi perdite nel bilancio del Comune di Genova, e viola alcune norme comunitarie e nazionali. Per le probabili conseguenze economico-finanziarie su Genova e i suoi abitanti, rischia di essere il capitolo (fin qui) più grave dell’amministrazione Vincenzi.
La fusione Iride-Enìa, per come si sta configurando, è gravemente lesiva dei diritti e degli interessi economici dei cittadini-consumatori, determinerà aumenti delle tariffe e gravi perdite nel bilancio del Comune di Genova, e viola alcune norme comunitarie e nazionali. Per le probabili conseguenze economico-finanziarie su Genova e i suoi abitanti, rischia di essere il capitolo (fin qui) più grave dell’amministrazione Vincenzi.
L’operazione “chiude” ulteriormente il mercato dell’energia, gas e acqua, perché rafforza una posizione dominante (per altro conseguita grazie ad aiuti di stato indebitamente concessi) attraverso diverse condotte illegittime.
In primo luogo, si ignora l’obbligo di realizzare la separazione fra gestore della rete e gestore del servizio, stabilita dalla Direttiva europea 98/30, dal d.lgs. 164/2000, e ribadito dal d.l. 112/2008 (convertito in l.133/2008; la cosiddetta “manovra d’estate” 2008). Tali norme obbligano alla separazione della gestione della rete infrastrutturale, che è un monopolio naturale, dall’erogazione del servizio. La separazione deve essere sostanziale e non solo formale: devono cioè essere imprese diverse, non società diverse dello stesso gruppo. Si tratta di un presupposto indispensabile per introdurre effettivamente la concorrenza nel settore dei servizi a rete: senza di essa, si consolida una posizione dominante in capo a una società privata (oggi Iride, domani Irenia), con la conseguenza di far pagare ai cittadini tariffe più elevate di quelle giustificate dai costi di produzione. L’indebito extraprofitto viene distribuito agli azionisti, gran parte dei quali nulla hanno a che fare con Genova, e serve comunque a finanziare surrettiziamente (con gli utili distribuiti ma anche le sponsorizzazioni a varie iniziative) il bilancio del Comune, cui le tasse pur elevate non bastano evidentemente a coprire i costi. In altri termini, il Comune di Genova sceglie di consolidare un monopolio privato ottenendo in cambio dal monopolista una quota degli extraprofitti sottratti ai Genovesi che in questo modo pagano tariffe più alte del dovuto (come rilevato da diverse pronunce dell’Autorità per l’Energia).
In secondo luogo, la partecipazione del Comune di Genova alla società operativa che gestisce (tra l’altro) le reti genovesi scenderà comunque a livelli molto bassi (intorno al 10%), e pertanto il Comune non avrà alcun controllo sulle sue reti infrastrutturali di gas e acqua, cosa gravemente lesiva dell’interesse strategico della comunità genovese. Questa circostanza si verificherà ovviamente anche se il Comune di Torino e gli azionisti di Enìa dovessero accettare la clausola di mantenere almeno 51% di Irenia in mano pubblica (come da richiesta recente del sindaco di Genova, che peraltro sconfessa totalmente le sue precedenti posizioni al riguardo). Le reti infrastrutturali essenziali per la città, da cui dipendono la distribuzione dell’acqua e del gas, costruite nei decenni con i soldi dei contribuenti genovesi, saranno svendute a soggetti non genovesi, in buona parte privati, e il loro utilizzo risponderà al loro interesse anziché a quello dei Genovesi che, dopo averle finanziate, subiranno aumenti di tariffe e rischi nell’erogazione di servizi essenziali.
L’indirizzo da seguire era esattamente l’opposto: il Comune di Genova doveva favorire la separazione reale fra proprietà dell’infrastruttura, e mantenere o riacquisire la proprietà delle reti genovesi finanziandola con la vendita delle società erogatrici del servizio. In questo modo si sarebbe ottenuto (i) il pieno controllo della comunità genovese sulle proprie infrastrutture strategiche e (ii) una vera liberalizzazione del servizio, con conseguenti abbassamenti delle tariffe a beneficio dei cittadini.
Ma vi è un terzo aspetto che gravemente preoccupa. Fin dal 2002 una Decisione della Commissione Europea, come tale direttamente operante, impone (allora all’Amga e oggi ad Iride) la restituzione di aiuti di stato indebitamente ottenuti sotto forma di mancato pagamento delle imposte per gli anni 1997-98-99. L’obbligo di restituzione è confermato da una sentenza della Corte di Giustizia del 2006 (poiché lo stato italiano non aveva ottemperato alla decisione) e oggi anche dal d.l. 185/2008. Il ricorso di Iride presso il Tribunale di primo grado è tuttora pendente ma non si vede come potrebbe essere difforme dalla sentenza della Corte di Giustizia, che ne costituisce tra l’altro l’organo di appello. Quindi, a breve Iride dovrà restituire allo stato 170-180 milioni, fino ad oggi non accantonati a bilancio, e nel prossimo bilancio accantonati nella misura totalmente inadeguata di 30 milioni. Quando l’obbligo sarà confermato (e sarà immediatamente operativo secondo l’art. 24 del d.l. 185/2008) il bilancio di Irenia subirà un colpo devastante, che si tradurrà o nella prolungata non distribuzione di utili ai soci (fra utili e sponsorizzazioni il Comune di Genova potrebbe rimetterci alcune decine di milioni, non meno di 30, che potrebbero far letteralmente “saltare” il bilancio) oppure, più probabilmente, ribaltarsi sui cittadini, cui verranno fatte pagare tariffe ancora più elevate. Il tutto per sanare una perdita dovuta alla restituzione di un aiuto di stato che l’azienda ha utilizzato per trarre indebito vantaggio sui potenziali concorrenti e quindi consolidare la propria posizione dominante (sempre a danno dei cittadini-consumatori).
Per questi motivi, l’operazione Iride-Enìa si annuncia come l’ultimo atto di una vicenda gestita malissimo durante diversi anni, con totale disprezzo dei principi della buona amministrazione, delle norme europee e italiane vigenti, e degli interessi economici dei Genovesi.
Sul piano giuridico ed economico, i diversi profili di irregolarità evidenziati potrebbero suggerire di interessare l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ed eventualmente la magistratura ordinaria.
Sul piano politico, il grave danno economico che sta arrecando ai Genovesi dovrebbe suggerire al Sindaco, Onorevole Vincenzi, di mutare radicalmente l’orientamento fin qui maturato sull’intera operazione, perseguendo (i) la riacquisizione del controllo delle reti infrastrutturali genovesi, (ii) la dismissione delle società erogatrici dei servizi, per favorire la liberalizzazione e l’abbassamento delle tariffe, e (iii) la restituzione degli aiuti di stato indebitamente fruiti a suo tempo, come richiesto dalla legge e dalla sentenza della Corte di Giustizia. |
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