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La riforma portuale: autonomia finanziaria e gestione efficiente. |
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MUSSO: RIPARTIRE SUBITO CON LA RIFORMA PORTUALE, REINSERENDO AUTONOMIA FINANZIARIA E REGIME DIFFERENZIATO PER GRANDI PORTI INTERNAZIONALI.
Questa settimana Genova - ancora una volta, come molte altre nel corso degli anni - ospita un’importante conferenza mondiale sulla portualità, e incontri al vertice dei ministri europei per la realizzazione del Corridoio europeo Genova-Rotterdam, di cui il Terzo Valico dei Giovi è parte integrante.
Nell’accresciuta competizione fra rotte marittime e fra porti, che consegue alla grave crisi internazionale, l’efficienza e l’efficacia dei nostri porti sono indispensabili per agganciare la ripresa internazionale, di cui si vedono i primi segnali.
Per questi motivi non è più possibile rinviare la revisione della legge portuale (la n. 84 del 1994), incardinata in Commissione Lavori Pubblici al Senato, ma inspiegabilmente ferma da sei mesi. Nei giorni scorsi l’Assemblea Nazionale di Federagenti ha ribadito due, peraltro ben note, esigenze cruciali che la riforma dovrà soddisfare: l’autonomia finanziaria dei porti, oggi tributari di complesso meccanismo romanocentrico che disperde in mille rivoli le già scarse risorse, e soprattutto allunga i tempi e aumenta l’incertezza degli investimenti pubblici; e la riduzione del numero delle autorità portuali, moltiplicatesi a dismisura in una logica di campanile anziché di efficienza logistica del Paese.
Purtroppo, rumori di stampa e di corridoi parlamentari accreditano la tesi secondo cui entrambe queste istanze verrebbero disattese, la prima per un veto di Tremonti, la seconda perché, appunto, politicamente impraticabile di fronte al peso elettorale dei vari “campanili”. Quest’ultimo punto potrebbe essere risolto, in realtà, senza abolire formalmente le autorità portuali esistenti, ma stabilendo un regime normativo e un assetto gestionale differenziati per i grandi porti, soli nodi cruciali del sistema logistico (nel “primo” 20% delle autorità portuali transita oltre il 90% del traffico).
In qualità di membro della Commissione Lavori Pubblici del Senato, presso la quale il provvedimento è incardinato, ribadisco con forza queste esigenze, e mi impegno pubblicamente a battermi perché trovino adeguata risposta nella nuova legge.
Accanto a questi, dovranno essere cardini della riforma portuale: la semplificazione delle procedure di pianificazione delle opere portuali e delle grandi infrastrutture di terra, la semplificazione delle procedure di nomina dei vertici delle autorità portuali, la chiarezza normativa e interpretativa sulla complessa e magmatica materia delle concessioni, la trasparenza normativa in materia di servizi tecnico-nautici (pilotaggio, ormeggio, rimorchio). A questo proposito, ricordo che al Senato è pendente un disegno di legge a mia firma (con un provvedimento gemello alla Camera, sottoscritto dall’onorevole Cassinelli) sulla riforma del Codice della Navigazione. Un’accelerazione dell’esame dello stesso non potrà che giovare all’efficacia complessiva del disegno di riforma. |