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MUSSO: "CHIUDETE SUBITO IL CENTRO ZAPATA. AIUTAMO I RAGAZZI IMMIGRATI CON LA SOLIDARIETA', NON CON LA COMPLICE ACQUIESCENZA ALLA GUERRA DELLE BANDE" (Leggi l'articolo del Corriere Mercantile) Il primo pensiero va a Stefano Eduardo Perez Soto, il ragazzo di 17 anni ucciso con una coltellata al cuore come in film di gangster e scaricato morente di fronte ad un pronto soccorso dove nessuno ha potuto fare più nulla per salvarlo. Lui era cileno. Gli "altri", ecuadoriani della banda dei "Latin Kings". Copione già scritto di lotte tra bande di sudamericani di cui Genova è ormai abituale teatro.
L’omicidio della notte scorsa al cosiddetto centro sociale "Zapata" riapre la questione della sicurezza in questo luogo ormai noto non certo perché alcuni giovani vi sperimentino modelli o culture alternativi, ma come culla di delinquenza, risse e probabilmente spaccio, reati che forse vengono addirittura tollerati consapevolmente per confinarli in una sorta di nuovo ghetto, ennesima ferita aperta per una Sampierdarena già assai provata. Lo "Zapata" occupa per altro un bellissimo edificio storico che avrebbe potuto e dovuto costituire un punto di forza per la riqualificazione del quartiere.
Nei mesi scorsi ho rivolto interrogazioni al Sindaco (insieme al Consigliere Comunale Gianni Bernabò Brea) e diversi appelli pubblici per dare risposte a una situazione che da tempo si va visibilmente e notoriamente deteriorando. Il Comune afferma di non sapere a chi siano intestate le utenze, né - in sostanza - chi occupi il luogo, e soprattutto di non avere su di esso alcuna giurisdizione, tanto meno per questioni di ordine pubblico, di competenza delle autorità di Polizia.
Altre domande dei cittadini sono rimaste sin qui senza risposta: è vero che persino la Squadra Mobile ha anch'essa ricevuto la consegna di non intervenire all'interno della struttura? è vero che chi occupa gratuitamente la struttura (che è del Demanio) la "subaffitta" a titolo oneroso alle bande sudamericane per le loro attività illecite?
Se è vero, come è possibile garantire la sicurezza per chi frequenta il luogo e soprattutto per gli incolpevoli residenti del quartiere? Il problema è vissuto drammaticamente a Sampierdarena, e deve essere sentito da tutti i Genovesi. Ne sono poi danneggiati anche tutti quegli immigrati che fanno ogni sforzo per integrarsi onestamente nella nostra città, e pagano care, in fatto di fiducia e reputazione, le conseguenze dei comportamenti criminali di alcuni loro connazionali. L’emarginazione porta alla delinquenza. I disagi che devono affrontare i giovani immigrati richiedono iniziative di solidarietà e di integrazione, che li rendano parte attiva della nostra cittadinanza, e non la complice tolleranza che permette loro di instaurare una guerriglia di strada nel Ponente genovese.
Lo "Zapata" appare ormai, agli occhi dei residenti e delle stesse forze di polizia, una "zona franca" di delinquenza tollerata, tacitamente accettata, sostanzialmente legalizzata.
È ora di mettere la questione in agenda e risolverla una volta per tutte, con il contributo di tutte le forze politiche, senza liquidare la tragedia di domenica notte come un omicidio di serie B.
Enrico Musso
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