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INTERVENTO SU: INFORMATIVA IN MERITO DOCUMENTO APPROVATO ALL'UNANIMITA' DALL'A.N.C.I. NAZIONALE SULLA MANOVRA FINANZIARIA; RICADUTE SUL COMUNE DI GENOVA STATI GENERALI CONVOCATI DALLA REGIONE LIGURIA CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO. INIZIATIVE DEL COMUNE DI GENOVA “Com’è noto io non sono presente frequentemente quanto vorrei in quest’aula e quest'oggi ci tenevo a non sottrarmi ad una occasione in cui l'Amministrazione può assumere un po’ il ruolo dell’oppositore rispetto a una manovra certamente impopolare in vasti strati del paese, e io in qualche modo, pur non avendo alcuna rappresentanza di Governo, facendo tuttavia parte della maggioranza parlamentare che lo sostiene, evidentemente su questi temi qualche cosa debbo ribadire. La prima cosa che vorrei menzionare è che la manovra, come è stato correttamente riconosciuto, non solo in questa sede, è una manovra necessaria nell’entità di cui la sinistra parlamentare ha detto come mai solo ora e come mai fin qui il Governo ha fatto così poco in questi mesi di crisi che abbiamo dietro le spalle. È altresì vero che la maggior parte degli altri paesi europei che hanno contemporaneamente a noi attuato una manovra di riequilibrio proprio in queste settimane, hanno fatto una manovra molto più importante, anche paesi dall’economia molto più robusta, dal sistema produttivo assai più solido, uno su tutti la Germania con la sua manovra da circa 80 miliardi, quasi il quadruplo della nostra. Aggiungo un’altra cosa che è stata peraltro anche sottolineata, secondo me a ragione: questa è una manovra che non contempla abbastanza gli aspetti della crescita, quindi la stabilità della finanza pubblica, ma certamente non abbastanza o quasi per nulla la crescita. Però rendiamoci conto che se avesse contemplato anche questo sarebbe stata oltre i 24 – 25 miliardi e sarebbe andata probabilmente verso i 40 e forse anche oltre. Personalmente penso che, se non in queste misure, ma comunque qualcosa per la crescita si sarebbe dovuto fare e qualche emendamento che ho presentato alla commissione bilancio va proprio in questo senso, ma non è questa la sede in cui parlarne. Parliamo invece qui della questione dei tagli alla improduttività della spesa pubblica. Il punto – è stato sottolineato – non è l’entità della manovra, ma che cosa viene tagliato, dove viene tagliato, come è organizzata la ristrutturazione della spesa e che cosa va a colpire. Il Sindaco ha detto – e per la verità in parte condivido – che la manovra è tutto sommato piccola, ma è male organizzata, quindi bisogna cambiare al proprio interno l’organizzazione della ristrutturazione della spesa. Va detto che la proposta modificativa dell’ANCI ad oggi si sostanzia in queste undici proposte, che sono state allegate all'ordine del giorno di oggi e che costituiscono oggetto di questa informativa, che sono anche in buona parte interessanti, ma hanno tutte un difetto. Supponiamo che io provassi a presentarle in commissione o in aula al Senato per una ipotetica votazione o discussione, nessuna di queste o quasi verrebbe ammessa alla discussione perché non c’è la copertura. Sostanzialmente sono misure in cui si dice: “Visto che non ci dai più questi soldi, potresti darci questi altri”. Ma non è così che si può proporre una modifica a saldi immutati – e sui saldi immutati mi pare che nessuno discuta – della manovra finanziaria. Quindi effettivamente così come sono concepite queste proposte non funzionano, anche laddove ci sono osservazioni che è giusto raccogliere, ma bisogna, a mio avviso, studiare qualcosa di diverso. Un’osservazione che è giusto raccogliere è quella dei tagli orizzontali che dicono, banalizzando, ma il concetto è quello: tutti i Comuni riducono la propria spesa rispetto all’anno scorso dell’x per cento. Ebbene, come richiamava la signora Sindaco, se uno l’ha già fatto l’anno scorso, quest’anno viene penalizzato dal fatto di aver anticipato i tempi di un risanamento rispetto a chi eventualmente non l’ha fatto. Allora in questa logica, una proposta modificativa percorribile che potrebbe ovviare a questo inconveniente (i tempi per proporre emendamenti ci sono e l’ANCI può farlo) è quello di correlare il taglio a un taglio pro capite, cioè, indipendentemente dall’aver tagliato o meno lo scorso anno, riferirsi al numero di abitanti e su quello, a parità di saldo finale, stabilire un target che ogni Comune deve raggiungere. Se questo è già stato fatto virtuosamente l’anno scorso, allora non c’è più bisogno di farlo, se non è stato fatto lo si deve fare. Questo è un emendamento che secondo me l’ANCI dovrebbe suggerire in questa forma perché allora diventa ammissibile e secondo me anche corretto. A parte questo discorso, va però detto che sotto altri profili il bilancio del Comune di Genova non è altrettanto virtuoso, quindi un taglio che invece che essere orizzontale fosse andato a vedere questi aspetti, avrebbe penalizzato il Comune di Genova forse più di altri perché come sappiamo abbiamo un debito pro capite che è il quarto del paese fra le città capoluogo e l’80% in più della media nazionale; abbiamo entrate extratributarie pro capite che sono il 37% in meno della media nazionale, investimenti che sono il 40% in meno della media nazionale e uscite correnti pro capite che sono il 12% in più della media nazionale. Allora con questi dati il rischio è che il nostro non sia un Comune così virtuoso, indipendentemente da quale sia l'Amministrazione che porta le responsabilità di questo risultato, non è certamente un’amministrazione di centro destra, ma comunque senza andare a vedere nel passato chi ha fatto meglio e chi ha fatto peggio. Allora io credo che un punto importante, per esempio, sia quello di arrivare ad un abbattimento del debito e se l’obiettivo è quello dell’abbattimento del debito perché da qui si abbattono anche i costi del servizio del debito, che sono molto incidenti (io credo che gravino per 140 – 150 milioni sul bilancio comunale, quindi il doppio della riduzione di cui stiamo parlando), allora dovremmo traguardare delle manovre molto più strutturali, la dismissione di immobili e/o la messa a reddito degli immobili che abbiamo, a cominciare dall’occupare, come amministrazione, degli immobili di proprietà e non degli immobili in affitto. La dismissione di aziende, che si sono invece tendenzialmente riacquistate al 100%, per continuare con la pratica di affidamenti diretti di servizi che forse finalmente sarebbe il caso di liberalizzare. Molti contributi (penso alla cultura e dintorni) potrebbero essere anche ripensati nella logica dei cosiddetti matching ranks, cioè noi ti diamo dei soldi se tu attiri dei soldi anche dal comparto privato. Si dirà: ma allora quella cultura che non attira soldi dal comparto privato è penalizzata? Ma oggi la cultura attira soldi dal comparto privato se uno è in grado di programmare questi investimenti. Poi ci sono altre possibili misure che vanno al di là del singolo Comune e che potrebbero andare, per esempio, verso la razionalizzazione sul numero dei comuni. No alle province? Perché non i comuni? metà dei comuni italiani hanno meno di 2.000 abitanti. Se i contributi alle regioni destinati ai comuni fossero dati in relazione alla loro capacità di accorpare comuni minori allora avremmo le risorse per i maggiori che con ogni evidenza necessitano in più. Insomma, complessivamente io credo che potremmo risolvere la questione non certo con ottimismo ma con una frase che ha pronunciato pochi giorni fa il Presidente Obama: “Non sprechiamo una così buona crisi per ristrutturare finalmente un comparto del nostro paese che ha da decenni bisogno di essere ristrutturato”.”
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