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Mozione ex art. 58 R.C.C. - Contratti Interest Rate Swap. PDF Stampa E-mail

Mozione inerente i maggiori costi e rischi derivanti al Comune di Genova dall’utilizzo di contratti di interest rate swap.

Che il Comune fosse pesantemente indebitato, si sapeva da tempo, ed è stato uno dei temi della campagna elettorale. E purtroppo, uno dei primi atti della nuova amministrazione comunale è stato contrarre un nuovo prestito obbligazionario principalmente per far fronte ai costi della manutenzione effettuata da Aster (con ciò, per altro, utilizzando un debito a lungo termine per finanziare spese di breve periodo, anche se tecnicamente classificabili come investimenti: operazione legittima ma economicamente assai malsana). Che il “servizio del debito”, cioè il costo sostenuto per gli interessi passivi, fosse in crescita esponenziale (crescendo in un anno di circa il 30%) è una conseguenza della crescita dei tassi di interesse. Ma quello che è emerso recentemente è che il Comune di Genova ha fatto ripetutamente ricorso a operazioni di “interest rate swap”, volte fondamentalmente a rinegoziare tassi e scadenze del debito. La conseguenza negativa è per ora quantificabile in 10 milioni 532 mila euro, oltre ai 2 milioni 198 mila euro di costo per l’estinzione anticipata. Il Comune, a differenza di un soggetto privato, non è obbligato a mettere a bilancio questa che di fatto è una perdita, e ciò ha permesso che nessuno ne sapesse niente fino ad ora, incluso, a quanto risulta dal dibattito in Commissione Bilancio, l’assessore stesso. Ma l’aspetto più preoccupante è rappresentato dagli alti rischi potenziali di questo tipo di contratti con gli istituti di credito (i cosiddetti “derivati”). Una recente documentatissima trasmissione televisiva ne ha messo in luce i costi impliciti e soprattutto gli elevati rischi potenziali. Semplificando, ma non troppo, sono contratti con i quali vengono rinegoziati tassi e scadenze di un debito, attraverso una sorta di scommessa sull’andamento futuro dei tassi di interesse. Scommessa che il Comune di Genova, come tanti altri soggetti pubblici e privati, sta perdendo alla grande. Con l’aggravante che finché il contratto è in essere il Comune non è obbligato a iscrivere nel bilancio la perdita (o l’eventuale guadagno) nel frattempo maturati, in tal modo impedendo di valutare il costo dell’operazione.

Chiaramente, la madre di tutte le questioni è il debito accumulato dal Comune di Genova, che costa ogni anno ai cittadini genovesi più di 140 milioni di euro (circa il doppio della giustamente odiata ICI prima casa). Niente debiti, niente interessi, niente swap, niente rischi. Ma anche, a quel punto, l’esigenza di fare quadrare i conti, e di amministrare la città oggi con i soldi che si hanno oggi – dalle tasse, dallo Stato, dalle tariffe dei servizi. Evitando, come è avvenuto ancora poche settimane fa, di finanziare lavori di manutenzione facendo ricorso a debiti a lungo termine, il cui pagamento sarà dovuto per molti più anni, gravando ancora su futuri sindaci e contribuenti genovesi, che non beneficeranno più di queste opere.
Siccome ormai il debito c’è – e l’amministrazione dice di volerlo ridurre, del che ovviamente ci rallegriamo (meglio tardi che mai) – bisogna evitare di coprirlo con questi rischiosissimi contratti swap, che non a caso in molti paesi sono vietati agli enti pubblici. Attualmente il Comune ne ha ancora in essere cinque, che farebbe bene a chiudere subito, impegnandosi a non stipularne più. Deve essere un impegno senza “se” e senza “ma anche”. Queste sono scommesse avventurose, che – anche a voler tralasciare argomentazioni “etiche” – sono senz’altro da lasciare a speculatori disinvolti, oltre che abili. E che, soprattutto, operano con i soldi propri e non con quelli dei cittadini.

Prof. Enrico Musso, consigliere comunale di Genova

Dr. Paolo Rebuffo, esperto indipendente

 

Scarica il testo della mozione (File .pdf 80 kb).