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La risposta di Enrico Musso sul PUC. PDF Stampa E-mail

 

Il Sindaco – che punta sul PUC per risollevare le sorti del suo mandato – ha il diritto di arrabbiarsi per l'attacco degli ordini professionali e delle categorie, con l’aggiunta del prof. Gabrielli, urbanista di fama internazionale e assessore all'urbanistica che l'ha preceduta nel ruolo. Ma, poiché per il suo incarico istituzionale rappresenta tutti i Genovesi, non dovrebbe liquidarli come oppositori politici e cementificatori, quando hanno competenza, titolo e interesse legittimo a esprimersi sul merito, peraltro intendendosene tecnicamente assai più di un professore di economia (io) e di una preside di scuola (lei). Se uno “gira la frittata” replicando a me, non è bello, ma fa parte dei tradizionali metodi di una certa politica. Io ho messo in conto, impegnandomi in politica per alcuni anni della mia vita, che essi possano essere ammorbati da accuse strumentali e talora grottesche. Non così chi si esprime autorevolmente sul merito di questioni sulle quali è tecnicamente competente, peraltro precisando che si tratta di posizione istituzionale e non di schieramento politico. 

Torniamo allora, se non vi dispiace, al merito. La sintesi secondo cui chi è contro questo PUC è un cementificatore, contro l'ambiente e contro Genova (e magari diventa colpevole lui dei disastri di questi anni) è una triste presa in giro. A parte il fatto che serie associazioni ambientaliste hanno criticato il PUC (ricevendo dalla prof la loro dose di stizza e bacchettate), sono gli esperti a dire che la "linea verde" non tutela dai disastri ambientali. Dovuti non a quanto si è finora costruito, ma a come, con il colpevole assenso di chi ha amministrato la città negli anni. Fino al caso limite del Comune proprietario dell’edificio-simbolo del disastro, nel greto del Fereggiano, su cui percepisce un affitto, mentre il sindaco-proprietario fa l’ambientalista. Non basta dire “oltre questa linea non si costruisce” se dentro la linea si è realizzato e tollerato di tutto. E ammettere solo improbabili usi agricoli fuori dalla linea verde significa condannare le colline all’abbandono e al degrado (anche perché non si fanno opere di tutela e presidio).

Quello ambientale rischia così di essere il più clamoroso dei “fallimenti annunciati” del PUC. Purtroppo non l’unico. Il Piano non ha un’idea di città: ben 40 “distretti di trasformazione” fotografano tutte le situazioni più complesse senza mai immaginarne il futuro, lasciato alla discrezionalità di progetti privati; non preserva le aree produttive, facilitando la perdita di imprese e di occupazione; spalma ipermercati e residenze un po’ ovunque, nell’illusione che ciò renda fattibile qualunque progetto, il che non è vero in una città in declino; non si pronuncia sulle infrastrutture, consegnate a un futuro incerto di veti incrociati.

Insomma, un piano che non c’è (per giunta pieno di strafalcioni tecnici dalle conseguenze imprevedibili) ma da approvare tamburo battente e a scatola chiusa: la giunta ci ha messo 4 anni e mezzo a elaborarlo, ma è solo del 29 novembre la maxi modifica in cui sostiene esservi risposta a tutte le obiezioni. E il Consiglio dovrebbe votarlo – 8000 pagine, 8 kg, 800 euro – in tre giorni. Giusto in tempo perché il sindaco possa presentarsi alle primarie del Pd (se uno volesse pensar male).

 

ENRICO MUSSO, consigliere comunale di Genova