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Sulla questione rifiuti. PDF Stampa E-mail
Sul disastro-rifiuti, Giuliano Amato ha dichiarato testualmente: “Queste bande di criminali colpiscono in modo non pianificato e senza una strategia complessiva”. Se vi resta la forza di ridere, queste parole sembrano descrivere alla lettera il comportamento di Pecoraro Scanio, Bassolino, Russo Iervolino e quant’altri. Inutile adesso concentrarci sul “non vogliamo i rifiuti di Napoli”: presto, molto presto, saremo sommersi dai nostri stessi rifiuti – tragica metafora del tracollo della società opulenta. E purtroppo non c’è motivo per sperare che lo stesso contesto politico, istituzionale e morale (scusate il termine) produca qui un personale politico differente che a Napoli o a Roma. La buona notizia è questa: che gli uomini e donne che ci governano conoscono bene gli errori da evitare, perché li hanno commessi quasi tutti.
Ora, per un’efficiente gestione del ciclo dei rifiuti è indispensabile una corretta pianificazione tecnico-organizzativa, con questi obiettivi cruciali: aumentare la quota della raccolta differenziata (oggi inchiodata a Genova a un ridicolo 12%), scegliere la tecnologia disponibile più avanzata e meno dannosa per la salute umana e per l’ambiente, scegliere il sito “sgradito” degli impianti di smaltimento mirando a minimizzare i costi collettivi, e non seguendo gli umori mutevoli delle folle. È un compito complesso, spesso ostacolato da pressioni ideologiche e demagogiche di sedicenti ambientalisti (spesso i principali responsabili dell’inerzia che conduce dritta ai disastri partenopei), così come dall’inadeguatezza tecnica e dall’opportunismo elettorale della classe politica, che dovrebbe invece esercitare con fermezza la propria funzione principale: far coagulare il consenso della maggioranza dell’elettorato su scelte tecnicamente praticabili.È bene sgombrare il campo da alcuni equivoci, spesso voluti. La tecnologia non ha smesso di evolversi dal giorno dell’invenzione della ruota fino ad oggi. Quindi le “nuove tecnologie” sono tali oggi – e sono quelle esistenti, sperimentate e confortate oggi da risultati certi – e saranno vecchie fra cento anni, perché avremo inventato il metodo per trasformare la spazzatura in oro o in quadri d’autore (già oggi riusciamo a trasformarla in programmi televisivi). È facile e lievemente criminale indirizzare la popolazione verso la “nuova tecnologia” del ventiduesimo secolo, perché di rinvio in rinvio ci arriveremo sommersi dai rifiuti. Non a caso l’acronimo inglese BAT indica le “Best Avalailable Technologies”, cioè le migliore tecnologie “disponibili”, non “futuribili”. La proposta di tecnologie sperimentali maschera spesso il desiderio del politico di turno di rimandare il problema finché il vento elettorale lo abbia sospinto più in alto della carica che oggi gli imporrebbe di occuparsene. Disgraziatamente talvolta il problema esplode: accade oggi a Napoli, può accadere presto a Genova e altrove. Campania e Liguria sono due fra le Regioni d’Italia (e d’Europa) più indietro nella soluzione del problema. Da neoassunto e “co.co.pro.” della politica, quale mi considero, mi permetto sommessamente di indicare tre punti di metodo che riterrei utile i nostri governanti seguissero:

  • ascoltino i tecnici competenti e predispongano pianificazioni praticabili sulla base delle migliori tecnologie disponibili per la salute umana e per l’ambiente; ma non propongano demagogicamente delle bufale per giustificare continui rinvii;
  • essendo eletti dalla maggioranza dei cittadini, non concedano il diritto di veto a nessuna minoranza organizzata su basi ideologiche o territoriali: abbiano il coraggio di rappresentare l’interesse collettivo, anche quando configge con gli interessi privati di una ristretta categoria di persone;
  • non abbiano, di conseguenza, paura di perdere in popolarità: i cittadini sono molto meno fessi di quanto i politici possano pensare per il fatto di essere riusciti a ottenerne il voto. E apprezzano chi corre il rischio dell’impopolarità per tutelare il bene comune.